L’accesso alla vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv) per gli adulti deve essere garantito in modo equo, soprattutto alle persone anziane, fragili e con patologie croniche. Da qui l’esigenza promossa da pazienti e medici di inserirla nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv), emersa durante un confronto organizzato da Gsk in occasione della Rsv Awareness Week, dal 2 all’8 novembre. Al centro del dibattito il rischio di complicanze respiratorie e cardiovascolari, il possibile sotto-riconoscimento dell’infezione nell’adulto e il ruolo della medicina generale nella prevenzione.
“La prevenzione vaccinale costituisce un diritto fondamentale per l’intera collettività, con particolare riguardo alle persone adulte in condizioni di fragilità, con comorbidità o in età avanzata, che risultano maggiormente esposte a rischio di complicanze gravi”, ha sottolineato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.
“L’assenza del vaccino contro l’Rsv per la popolazione adulta all’interno del Piano nazionale di prevenzione vaccinale genera inaccettabili disparità nell’accesso alle cure e alla tutela della salute. Sanare questo divario è un passaggio fondamentale per garantire il pieno rispetto del diritto alla salute in tutte le fasi della vita”.
A margine della conferenza, Mandorino ha ricordato l’impegno di Cittadinanzattiva, anche attraverso un osservatorio sui vaccini, per rendere l’innovazione accessibile alle persone. “L’immunizzazione contro l’Rsv nella popolazione adulta e fragile - ha spiegato - potrebbe migliorare le condizioni di salute e di benessere degli anziani e delle persone con fragilità, offrendo al tempo stesso sollievo ai caregiver e alle famiglie”. Secondo Mandorino, potrebbe inoltre “generare risparmi per il Servizio sanitario nazionale, contribuendo a ridurre i ricoveri inappropriati e il peggioramento di alcune condizioni cliniche”.
L’inserimento nel Pnpv è stato sollecitato anche dai clinici, che hanno richiamato il valore della prevenzione nel mantenimento dell’equilibrio di salute delle persone con malattie respiratorie e cardiovascolari.
“Il reale impatto clinico di questo virus nella popolazione adulta e anziana è verosimilmente superiore a quanto riportato in letteratura, perché la diagnosi non rientra ancora tra le pratiche di routine”, ha osservato Massimiliano Franco, medico di famiglia e segretario della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) Lombardia.
Per la medicina generale, la conoscenza della storia clinica degli assistiti permette di individuare chi è più a rischio di complicanze e avviare il confronto sulla prevenzione. “Come medici di famiglia – prosegue Franco – conosciamo i nostri pazienti fragili e possiamo individuarli e proporre loro attivamente la vaccinazione: la raccomandazione del medico resta uno dei fattori più efficaci per l’adesione”.
Franco ha inoltre richiamato il contributo informativo della rete territoriale, dalle Asl alle Case di comunità, con un ruolo anche per le farmacie dei servizi come punti di accesso al Servizio sanitario nazionale. Il bisogno di informazione è emerso anche da un sondaggio Human8, promosso da GSK in dieci Paesi, che in Italia ha coinvolto oltre 500 adulti con una o più patologie croniche. Quasi l’80% degli intervistati teme che i virus respiratori possano peggiorare la propria salute, ma una percentuale analoga non sa o non è sicura di sapere che cosa sia l’Rsv. Quasi una persona su due non ha mai affrontato l’argomento con un medico o un altro professionista sanitario.
Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio, ha evidenziato le complicanze clinicamente rilevanti dell’Rsv nei pazienti con patologie respiratorie e cardiovascolari. Nella broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), in particolare, gli episodi infettivi possono provocare riacutizzazioni che incidono sull’evoluzione della malattia e sul rischio di ospedalizzazione e morte. A questi esiti si aggiungono, soprattutto negli anziani e nei pazienti fragili, perdita di autonomia e riduzione della socialità.
“Il paziente con Bpco, a ogni riacutizzazione, compie un passo verso il basso: le riacutizzazioni aumentano mortalità e rischio di ospedalizzazione”, ha sottolineato Dejan Radovanovic, professore associato di Malattie dell’apparato respiratorio dell’Università degli Studi di Milano e pneumologo dell’Ospedale Luigi Sacco. Proteggere nel tempo l’equilibrio clinico di questi pazienti rappresenta, secondo lo specialista, una priorità che sostiene la richiesta di inserire la vaccinazione nel Pnpv.
A margine della conferenza, Radovanovic ha approfondito i benefici della vaccinazione nelle persone anziane e con comorbidità respiratorie, cardiovascolari e cardiometaboliche emersi dagli studi. Lo specialista ha richiamato la riduzione dei ricoveri ospedalieri e delle forme gravi di malattia, sottolineando l’efficacia nel contenere anche la “gravità della presentazione clinica”. Un beneficio che riguarda anche chi soffre di patologie cardiovascolari croniche, con l’opportunità di “proteggersi non solo, appunto, per quanto riguarda gli eventi respiratori, ma anche per quanto riguarda gli eventi veri e propri cardiovascolari”.
Radovanovic ha richiamato anche i dati di pratica clinica, citando uno studio osservazionale danese su pazienti con Bpco e sottolineando che "la penetrazione di questo tipo di vaccino, nonostante la sua efficacia sia stata comprovata, è piuttosto bassa anche in un paese come la Danimarca". Secondo quanto riferito dallo specialista, i vaccinati non hanno avuto eventi gravi da Rsv nel periodo di osservazione. Un risultato che richiama il valore del "dato di vita reale", da considerare, ha spiegato, "quando si tratta di interpretare il dato scientifico" dei trial, soprattutto nella gestione quotidiana dei pazienti.
Tra le opzioni vaccinali disponibili, il vaccino adiuvato anti-Rsv di GSK, ha dimostrato nello studio registrativo di fase III, efficacia nella prevenzione della malattia delle basse vie respiratorie da Rsv per almeno tre stagioni consecutive. Sul versante della pratica clinica, i dati dello studio statunitense CLEAR-VE RSV, presentati a IDWeek 2026, riportano una riduzione delle ospedalizzazioni correlate al virus del 76% dopo una stagione. Una riduzione delle ospedalizzazioni è stata osservata anche nell’analisi su due stagioni.
Secondo i dati presentati al Congresso ERS 2026 sulla riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori correlati all’Rsv e delle riacutizzazioni severe di Bpco e asma, le riduzioni sono comprese tra il 62% e il 74% dopo la prima stagione e intorno al 58% nell’analisi cumulativa su due stagioni. Risultati che, secondo gli esperti intervenuti, ampliano la prospettiva sui benefici della vaccinazione nelle persone con patologie croniche, oltre alla prevenzione della malattia respiratoria e delle ospedalizzazioni correlate. Il vaccino adiuvato anti-Rsv di GSK contiene la glicoproteina F ricombinante del virus stabilizzata nella conformazione prefusionale (RSVPreF3), combinata con l’adiuvante AS01E. È stato approvato in oltre 65 Paesi per la prevenzione della malattia delle basse vie respiratorie da Rsv nelle persone di età pari o superiore a 18 anni.