Nei servizi pubblici per le dipendenze (SerD) mancano 1.976 professionisti rispetto agli standard di riferimento e soltanto 164 delle 781 Case della Comunità con almeno un servizio attivo offrono assistenza dedicata alle dipendenze. È quanto emerge dal Rapporto 2026 dell'Osservatorio sull'Impatto Socio-Economico delle Dipendenze (OISED), promosso da C.R.E.A. Sanità e Ce.R.Co, presentato il 4 novembre.
Secondo le elaborazioni dell'Osservatorio, basate sugli standard organizzativi richiamati dal DM 77/2022 e dalla successiva addenda sui fabbisogni di personale dei SerD, mancano 624 educatori professionali, pari al 49,2% della dotazione prevista, 420 psicologi (30,2%), 323 assistenti sociali (23,4%), 272 medici (17,4%), 193 infermieri (9,6%) e 144 amministrativi (37,1%).
Nel 2024 gli operatori dedicati alle dipendenze da sostanze illegali erano 6.200, con una riduzione del 5,7% rispetto al 2019, pari a 374 unità. Nello stesso periodo gli utenti in carico sono aumentati di 1.482. Solo Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria e Molise raggiungono complessivamente gli standard di riferimento utilizzati nell'analisi.
Il Rapporto evidenzia anche la limitata presenza dei servizi per le dipendenze nelle Case della Comunità. Al 31 dicembre 2025, delle 1.715 strutture programmate, 781 avevano attivato almeno un servizio e soltanto 164, pari al 21% di queste ultime, dichiaravano attività dedicate alle dipendenze.
Per ampliare l'accesso all'assistenza, OISED propone un modello che integra le competenze specialistiche dei SerD con quelle della medicina generale, della salute mentale e dei servizi sociosanitari e sociali. Il modello individua cinque profili di utenti potenzialmente assistibili nelle Case della Comunità, tra cui giovani con consumi problematici di sostanze e disagio psicologico, persone con episodi di consumo eccessivo di alcol e pazienti in fase di reinserimento o che necessitano di controlli periodici.
«Lo studio evidenzia due urgenze: colmare la carenza di quasi 2.000 professionisti nei servizi per le dipendenze e raggiungere le persone che oggi restano escluse dall’assistenza», dichiara Daniela d’Angela, responsabile scientifica del Rapporto OISED per C.R.E.A. Sanità.
La proposta non prevede di sostituire i SerD, che rimarrebbero il riferimento specialistico per i casi più complessi. Per le Case della Comunità, le simulazioni stimano un fabbisogno compreso tra 4,2 e 13 operatori per struttura per le dipendenze da sostanze, in funzione della quota di persone attualmente non seguite che si riuscirebbe a intercettare.
Secondo OISED, la presa in carico precoce di una parte delle persone con dipendenza da stupefacenti oggi escluse dai servizi potrebbe generare risparmi annui stimati tra 102,3 e 222,3 milioni di euro. Per le dipendenze da alcol, i risparmi potenziali oscillerebbero tra 16,7 e 47,8 milioni. Si tratta di scenari previsionali, non di risultati già conseguiti.