L'84% dei medici di medicina generale indica la levotiroxina come trattamento iniziale dell'ipotiroidismo, mentre il 16% sceglie altre opzioni terapeutiche, tra cui estratti tiroidei, terapia combinata con levotiroxina e liotironina o sola liotironina. È quanto emerge dall'indagine THESIS, condotta dall'Associazione medici endocrinologi (AME) in collaborazione con IBSA Farmaceutici su 849 medici di famiglia. I risultati sono stati presentati al 13° Thyroid UpToDate, organizzato da AME il 9 e 10 ottobre 2026 a Roma.
L'indagine, svolta nel 2025, aveva l'obiettivo di valutare la conoscenza e l'applicazione delle linee guida nazionali per il trattamento dell'ipotiroidismo. I partecipanti sono stati coinvolti nell'ambito di un programma di aggiornamento articolato in oltre 65 incontri territoriali, ai quali hanno preso parte complessivamente circa 1.400 medici.
Nel dettaglio, il 7% degli intervistati indica gli estratti tiroidei come prima scelta, il 6% la combinazione di levotiroxina e liotironina (LT4+LT3) e il 3% la sola liotironina (LT3). Le risposte sono state confrontate, durante il congresso, con quelle fornite da una platea di specialisti alle stesse domande.
«Abbiamo rilevato una generale concordanza che ci ha soddisfatti. L'elemento di maggiore differenza tra l'approccio dello specialista e quello del medico di famiglia è stato sul tipo di farmaco da utilizzare dopo la diagnosi di ipotiroidismo», spiega Rinaldo Guglielmi, past-president AME e coordinatore della Commissione Tiroide & EPE, che ha coordinato anche il gruppo degli estensori delle linee guida nazionali.
Secondo Guglielmi, l'impiego della combinazione LT4+LT3 o degli estratti tiroidei può aumentare il rischio di un eccesso di trattamento, particolarmente rilevante in una terapia cronica che richiede monitoraggio e personalizzazione.
La Linea guida sulla gestione terapeutica del paziente adulto con ipotiroidismo primario non in gravidanza, pubblicata dall'Istituto superiore di sanità nel 2024 e sviluppata da AME e Società italiana di endocrinologia (SIE), raccomanda fortemente la monoterapia con levotiroxina rispetto alla combinazione LT4+LT3. Il documento indica inoltre di evitare gli estratti tiroidei e la sola LT3 nella terapia sostitutiva ordinaria. La terapia combinata può essere considerata in pazienti selezionati dopo valutazione clinica, ma non rappresenta la scelta iniziale raccomandata.
L'indagine rileva anche altri aspetti della gestione terapeutica. Il 63% dei medici indica un controllo del TSH dopo quattro-sei settimane dall'inizio del trattamento, mentre il 73% riconosce che farmaci e integratori possono interferire con la stabilità della terapia. Il 54% ritiene opportuno coinvolgere lo specialista in circostanze particolari, come gravidanza, età pediatrica o difficoltà nella gestione della terapia sostitutiva.
Per Enrico Papini, endocrinologo e coordinatore del Comitato scientifico AME, le differenze emerse richiedono un rafforzamento della collaborazione tra medicina generale ed endocrinologia. «È necessario organizzare incontri di formazione agili e mirati, fondati su un rapporto di collaborazione paritaria tra specialisti e medici di famiglia, nei quali affrontare i dubbi più frequenti e le situazioni cliniche che ancora rappresentano aree di incertezza».
L'obiettivo indicato dall'associazione è consolidare la concordanza tra medici di famiglia e specialisti, intervenendo soprattutto sulle differenze nella scelta del trattamento iniziale.