La termoablazione dei noduli tiroidei benigni sintomatici non dispone ancora in Italia di un codice identificativo specifico che ne consenta una remunerazione appropriata e uniforme. A segnalare la criticità è l'Associazione medici endocrinologi (AME), che chiede alle autorità regolatorie di adeguare i sistemi di codifica e rimborso alle raccomandazioni delle linee guida nazionali.
L'appello è stato presentato in occasione del 13° Thyroid UpToDate, organizzato dall'AME a Roma il 9 e 10 ottobre 2026.
La termoablazione è una procedura mini-invasiva che utilizza energia termica sotto guida ecografica per ridurre progressivamente il volume dei noduli, senza asportare la ghiandola tiroidea. Nei pazienti selezionati può rappresentare un'alternativa alla chirurgia, con tempi di recupero più brevi e la possibilità di preservare la funzione tiroidea.
«Il vantaggio è straordinario: il trattamento dura una ventina di minuti, richiede solo un'anestesia locale, non richiede ricovero, risparmia in modo totale la funzione tiroidea e non è seguito da cicatrici», spiega Enrico Papini, endocrinologo e coordinatore del Comitato scientifico AME, che ha coordinato anche il gruppo degli estensori delle linee guida nazionali per la gestione del nodulo tiroideo benigno sintomatico.
La Linea guida per la gestione del nodulo benigno della tiroide causa di sintomi locali, pubblicata dall'Istituto superiore di sanità (ISS) nel 2022 e sviluppata dall'AME con il contributo della Società italiana di endocrinologia e di altre società scientifiche, suggerisce di considerare la termoablazione come alternativa alla chirurgia nei pazienti con noduli solidi benigni, singoli o dominanti, responsabili di sintomi locali.
La scelta deve tenere conto delle caratteristiche cliniche e delle preferenze del paziente. Secondo i dati storici riportati nelle linee guida, in Italia sono state effettuate mediamente circa 40.000 tiroidectomie all'anno, delle quali 10.000 per patologie maligne. Non tutti gli interventi per patologia benigna sono evitabili, ma per una parte dei pazienti potrebbero essere valutate opzioni meno invasive.
L'analisi economica contenuta nelle linee guida ISS del 2022 stima un costo medio di 1.560 euro per la termoablazione, rispetto ai 4.211 euro dell'emitiroidectomia. La differenza è di 2.651 euro per paziente.
Considerando una popolazione potenzialmente candidabile di circa 8.000-10.000 persone all'anno, il risparmio complessivo stimato per il Servizio sanitario nazionale potrebbe variare da circa 8 a 24 milioni di euro annui, in funzione dell'accessibilità alla procedura. Applicando invece le tariffe di rimborso del Ssn, la stima è compresa tra 5,9 e 17,7 milioni di euro.
Si tratta di risparmi potenziali, calcolati sulla base delle ipotesi economiche riportate nelle linee guida, non di riduzioni della spesa già conseguite.
Secondo l'AME, soltanto una minoranza delle strutture sanitarie riesce a ottenere il rimborso della termoablazione attraverso codifiche chirurgiche generiche. In molte realtà regionali la procedura non è adeguatamente riconosciuta e i pazienti devono sostenerne direttamente i costi.
«Le autorità regolatorie non sono ancora riuscite a fornire, nonostante le reiterate e ben documentate richieste delle società scientifiche, un codice identificativo per queste procedure», osserva Papini. «Ciò che è incredibile è che il risparmio per il Servizio sanitario nazionale sarebbe enorme, ora auspichiamo una presa di coscienza».
L'AME chiede quindi il riconoscimento di un codice dedicato alle procedure termoablative e la definizione di modalità di accesso omogenee sul territorio nazionale, affinché la scelta tra chirurgia e trattamento mini-invasivo dipenda dalle condizioni cliniche e non dalla disponibilità economica del paziente o dalla Regione di residenza.