L’80% dei Millennial ritiene che per invecchiare bene sia necessario porre le basi entro i 40 anni, ma sono proprio loro a dichiarare maggiori difficoltà nel trasformare questa consapevolezza in prevenzione quotidiana. È il dato che emerge dalla nuova indagine di Elma Research, realizzata per Fondazione Onda ETS e presentata al X congresso nazionale. La ricerca ha messo a confronto 1.000 persone: 640 Boomer tra 65 e 75 anni e 360 Millennial tra 30 e 45 anni. Se tra i più giovani la consapevolezza sulla necessità di prevenire è più alta, negli ultimi dodici mesi sono state meno regolari le attenzioni dedicate ad alimentazione, attività fisica, sonno, allenamento della mente e soprattutto controlli preventivi e screening. Tra i Boomer, invece, la quota di chi ritiene necessario iniziare a costruire un buon invecchiamento entro i 40 anni scende al 55%.
Il problema, secondo l’indagine, è soprattutto nelle condizioni di vita dei Millennial. Il 65% lavora full time e indica nei costi, nella mancanza di tempo e nello stress mentale le principali barriere alla prevenzione. Cambiano anche i canali attraverso cui si cercano informazioni: il medico resta il primo riferimento, ma pesa meno rispetto ai Boomer, mentre web e social raggiungono il 34% dei Millennial contro il 17% degli over 65. "La generazione più consapevole è anche quella che incontra più difficoltà a fare spazio alla prevenzione", sottolinea Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda ETS. Da qui la richiesta a Istituzioni e imprese di rendere la prevenzione più accessibile, sostenibile e compatibile con la vita quotidiana, attraverso politiche pubbliche e programmi di welfare aziendale flessibili nei tempi e nei costi. Il confronto tra le generazioni mostra però anche un altro elemento: i Boomer, pur avendo quasi il doppio delle cronicità, dichiarano una maggiore soddisfazione per salute mentale, autonomia, possibilità di fare ciò che desiderano e serenità rispetto al futuro. Per loro il benessere è legato soprattutto alla possibilità di mantenere indipendenza e progettualità. Per i Millennial assumono invece maggiore rilevanza serenità emotiva, gestione dello stress e qualità del sonno. "Boomer e Millennial ci mostrano due modi diversi di guardare alla salute, al futuro e alla longevità", afferma Massimo Massagrande, CEO di Elma Research. I più giovani hanno una consapevolezza più precoce e ambiziosa, ma il presente assorbe energie e risorse, rendendo più difficile investire nella salute futura.
La salute mentale rappresenta un ulteriore elemento del confronto. Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e presidente del Comitato scientifico di Fondazione Onda ETS, richiama il legame tra cronicità e disturbi psicologici: nelle principali malattie croniche ansia e depressione interessano generalmente tra il 20% e il 40% dei pazienti e tendono a crescere con dolore, disabilità e gravità della patologia. Nel dolore cronico, una meta-analisi pubblicata su JAMA Network Open nel 2025 e condotta su oltre 347mila persone ha rilevato depressione nel 39,3% dei casi e ansia nel 40,2%, con percentuali superiori al 50% nella fibromialgia e un impatto spesso maggiore sulle donne. Per Mencacci, nella donna con malattia cronica la salute mentale deve quindi essere considerata parte integrante della malattia e del suo esito, insieme alla salute fisica. Il X congresso nazionale di Fondazione Onda ETS, in programma il 23 e 24 settembre, affronta la crescita delle cronicità attraverso le differenze di sesso e genere. Tra i temi in discussione prevenzione, sostenibilità dei servizi, salute del cervello, obesità, oncologia, salute sessuale e riproduttiva, fragilità, salute mentale, politerapie e aderenza terapeutica.