Diagnosi più precoce della malattia renale cronica e trattamento tempestivo dei pazienti a maggiore rischio cardiovascolare. È questa una delle principali indicazioni delle nuove linee guida ESC sulla gestione congiunta delle malattie cardiovascolari e della malattia renale cronica, elaborate dalla European Society of Cardiology in collaborazione con la European Renal Association. Il documento, presentato al Congresso ESC 2026, è il primo documento ESC dedicato specificamente all'intersezione tra cuore e rene. Tra le raccomandazioni entra anche semaglutide per i pazienti con malattia renale cronica, diabete di tipo 2 e albuminuria, insieme ad altre terapie considerate fondamentali nella gestione del rischio, come gli inibitori del sistema renina-angiotensina e gli SGLT2-inibitori. L'obiettivo indicato dalle linee guida è ridurre il rischio di progressione della malattia renale e di eventi cardiovascolari.
Il documento propone un approccio integrato a una relazione ormai riconosciuta tra cuore e rene: la presenza di malattia renale cronica aumenta il rischio cardiovascolare, mentre le patologie cardiovascolari possono contribuire alla progressione del danno renale. Per questo le linee guida invitano a ricercare attivamente la malattia renale nei pazienti con patologie cardiovascolari, attraverso la valutazione della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) e dell'albuminuria. Per definire la cronicità sono raccomandate due misurazioni di eGFR e del rapporto albumina/creatinina urinario a distanza di almeno tre mesi. Per quanto riguarda semaglutide, uno dei principali elementi alla base della raccomandazione è lo studio FLOW, condotto su 3.533 persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica. Nel trial, la somministrazione settimanale di semaglutide ha ridotto del 24% il rischio dell'endpoint renale primario rispetto al placebo. L'endpoint comprendeva insufficienza renale, una riduzione di almeno il 50% dell'eGFR rispetto al basale oppure morte per cause renali o cardiovascolari. Lo stesso studio ha rilevato anche un rallentamento del declino dell'eGFR e una riduzione del 18% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, endpoint secondario confermatorio dello studio. La mortalità per qualsiasi causa è risultata inferiore del 20% nel gruppo trattato con semaglutide. Lo studio è stato finanziato da Novo Nordisk, elemento da considerare nell'interpretazione dei dati. Le nuove linee guida guardano inoltre alla crescente sovrapposizione tra malattia renale, diabete, obesità e scompenso cardiaco. Nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, obesità e malattia renale cronica, il documento prende in considerazione l'impiego degli agonisti del recettore GLP-1 per favorire la perdita di peso e migliorare la qualità di vita.
Un secondo filone di evidenze richiamato nel documento riguarda lo studio SELECT, che ha valutato semaglutide 2,4 mg in persone con sovrappeso o obesità, malattia cardiovascolare preesistente e senza diabete. Nel trial, pubblicato sul New England Journal of Medicine, il trattamento ha ridotto del 20% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori rispetto al placebo. In un'analisi successiva dello stesso studio, l'endpoint renale composito prespecificato è risultato meno frequente con semaglutide rispetto al placebo, con un hazard ratio di 0,78. Si tratta tuttavia di una popolazione diversa da quella dello studio FLOW, e i risultati non vanno sovrapposti a quelli ottenuti nei pazienti con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica. Il messaggio più ampio delle nuove linee guida è quindi il superamento di una gestione separata delle patologie cardiovascolari e renali. Il modello proposto dalla ESC, sintetizzato nell'acronimo STAMP, parte dallo screening della malattia renale, dalla stratificazione del rischio e dall'intervento precoce, per arrivare alla modifica dei trattamenti cardiovascolari quando la funzione renale è compromessa e all'organizzazione di percorsi assistenziali capaci di intercettare rapidamente i pazienti a maggiore rischio. "Le nuove linee guida ESC rappresentano un passaggio importante perché traducono in raccomandazioni cliniche evidenze che negli ultimi anni hanno profondamente ampliato il nostro modo di considerare il diabete di tipo 2", commenta Salvatore De Cosmo, presidente dell'Associazione Medici Diabetologi e direttore del Dipartimento di Medicina Interna-Endocrinologia dell'IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. "Oggi l'obiettivo non è soltanto raggiungere un buon controllo glicemico, ma identificare precocemente i pazienti a maggior rischio e intervenire per proteggere cuore e reni, oltre a prevenire la progressione delle complicanze".
"Riconoscendo l'obesità come un fattore di rischio diretto per il cuore e per i reni, le nuove raccomandazioni valorizzano il ruolo di semaglutide anche nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata associato a obesità", dichiara Marco Orsini Federici, direttore medico e regolatorio di Novo Italia. Le nuove raccomandazioni si inseriscono infatti in un'area di ricerca in rapida evoluzione, nella quale la gestione del diabete viene sempre più collegata alla prevenzione delle complicanze cardiovascolari e renali. È in questo contesto che si colloca anche il contributo della ricerca Novo Nordisk, tra le aziende che hanno sviluppato gli studi clinici alla base di alcune delle evidenze richiamate nelle linee guida.