Professione medica
Deprescribing
21/09/2026

Politerapia negli anziani, uno studio identifica 24 possibili cascate prescrittive. Ecco quali sono

Uno studio individua 24 situazioni in cui un nuovo trattamento potrebbe essere stato prescritto per gestire un effetto indesiderato di una terapia già in corso

depressione psicologo

L’utilizzo dei più comuni farmaci e integratori, dal ferro ai lassativi, dalle statine agli analgesici, dagli inibitori della colinesterasi fino farmaci per il sonno, può portare a un fenomeno noto come “cascata prescrittiva”: cioè che un effetto indesiderato viene interpretato come un nuovo problema clinico e trattato con un altro farmaco, senza che venga necessariamente riconosciuto il ruolo della terapia iniziale portando a un aumento esponenziale dei farmaci assunti.

I dati sono emersi da uno studio canadese condotto su 2.297.942 persone di almeno 66 anni e pubblicato su The BMJ. Il lavoro è stato guidato dalla dottoressa Paula Rochon del Sinai Health di Toronto, alla testa di un team internazionale a cui hanno collaborato anche ricercatori italiani dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e dell'IRCCS INRCA di Ancona.

Gli scienziati hanno preso come riferimento una lista di 65 cascate prescrittive, per ognuna di esse, l'équipe ha misurato la prevalenza del primo farmaco, l'incidenza della cascata e la forza del legame temporale tra le due prescrizioni attraverso analisi statistiche di simmetria. Le possibili cascate sono state considerate prioritarie quando il farmaco iniziale era utilizzato da almeno il 5% della popolazione, la prescrizione successiva del secondo farmaco riguardava almeno l'1% dei pazienti e il rapporto tra le due prescrizioni indicava un'associazione temporale superiore a quella attesa.

Tra le 24 combinazioni che hanno soddisfatto tutti i criteri, le cascate con la maggiore incidenza clinica riguardano il passaggio dagli integratori di ferro ai lassativi, dagli standard per le statine agli antidolorifici, e dagli inibitori della colinesterasi ai farmaci per il sonno. La forza dell'associazione temporale è risultata massima nella sequenza che va dai corticosteroidi agli antipsicotici. Lo studio ha evidenziato specifiche differenze di genere: la cascata che unisce gli antidepressivi ai farmaci per la vescica iperattiva mostra un'associazione forte e statisticamente significativa solo nella popolazione maschile. Al contrario, le donne dalla mezza età si confermano più esposte alla politerapia generale a causa di una maggiore convivenza con patologie croniche multiple.

L'analisi ha inoltre evidenziato alcune associazioni temporali particolarmente marcate. Il rapporto corretto tra le sequenze era più elevato per corticosteroidi seguiti da antipsicotici, lassativi seguiti da antidiarroici e inibitori della colinesterasi seguiti da antiemetici. Questi dati non dimostrano però che la seconda prescrizione sia stata necessariamente causata da un effetto avverso del primo farmaco: i database amministrativi non contengono infatti tutte le informazioni cliniche necessarie per stabilire l'indicazione della prescrizione.

Nelle conclusioni dello studio, gli autori affermano che queste sequenze di eventi sono comuni ma vengono quasi sempre ignorate nella pratica clinica quotidiana. Per interrompere questo circuito è, per gli autori, invece, fondamentale conoscere l'esatto profilo terapeutico del paziente, verificando quando ogni farmaco sia stato introdotto e per quale precisa indicazione clinica. Il team ha evidenziato inoltre avere un elenco di tutti i farmaci assunti deve servire per strutturare interventi di sicurezza farmacologica mirati sia sul singolo paziente che a livello di sistemi sanitari.

Questo studio offre alla comunità medica uno strumento operativo per ottimizzare le terapie e avviare pratiche sistematiche di deprescribing. Il valore dello studio consiste infatti nell'individuazione di segnali che possono essere utilizzati per orientare la revisione della terapia. La prescrizione di un nuovo farmaco dopo l'inizio di un altro può avere infatti spiegazioni diverse e non rappresenta di per sé la prova di una cascata prescrittiva. Riconoscere una possibile cascata prima di aggiungere un ulteriore farmaco può contribuire a evitare trattamenti non necessari e a contenere il carico farmacologico complessivo.

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