Un aumento della qualità delle cure erogate dai medici di medicina generale, pur causando un innalzamento a breve termine di visite di urgenza e ricoveri non programmati, riesce nel lungo periodo ad alleggerire il carico ospedaliero, riducendo ulteriori accessi in pronto soccorso e ricoveri programmati, in particolare nei pazienti affetti da più patologie contemporaneamente.
È quanto emerge da un recente studio di coorte britannico pubblicato sul British Journal of General Practice. I risultati indicano che un'assistenza sul territorio efficiente risponde subito ai bisogni dei malati cronici, determinando un iniziale, e in certo senso logico, aumento delle visite d'urgenza, visite ambulatoriali e ricoveri non programmati. Nel lungo periodo, tuttavia, un miglior e continuo approccio assistenziale da parte dei medici di medicina generale e del territorio riduce in modo significativo i ricoveri ospedalieri programmati, specialmente nei soggetti con multimorbilità complesse.
Gli autori hanno analizzato i dati clinici di un campione massiccio di 468.172 pazienti inglesi, con un’età media di 56,5 anni con almeno due patologie croniche concomitanti tra aprile 2022 e marzo 2024. Nello studio, i ricercatori hanno raggruppato diversi indicatori di qualità delle cure raggruppandoli in punteggi complessi. Hanno poi calcolato l'effetto di questi risultato sugli accessi urgenti ai servizi sanitari e alle visite programmate, tenendo conto anche della fragilità dei singoli pazienti.
L'analisi dei dati ha rivelato una duplice temporalità negli effetti della qualità assistenziale. In un primo momento, i pazienti seguiti in modo migliore dai servizi territoriali e dalle cure dei medici di medicina generale hanno registrato una probabilità più elevata di visite ambulatoriali specialistiche e accessi ai servizi di emergenza-urgenza. Tuttavia, rianalizzati a distanza di 12 mesi, i pazienti per i quali erano stati raggiunti migliori standard qualitativi specifici per la gestione della multimorbilità durante la gestione generale hanno visto ridursi le probabilità sia di visite ambulatoriali che di ricoveri programmati.
Questo beneficio a lungo termine si è rivelato ancora più marcato nella sotto-coorte affetta da multimorbilità complessa, definita dalla presenza di tre o più patologie croniche simultanee. In questo specifico target clinico, gli indicatori di qualità si associano a una netta contrazione sia delle ospedalizzazioni programmate sia delle visite ambulatoriali, mentre l'applicazione di indicatori di qualità generici ha dimostrato di ridurre l'incidenza di mancate presentazioni agli appuntamenti specialistici.
Gli autori concludono che la qualità dell'assistenza primaria può influenzare il modo in cui le persone con multimorbilità utilizzano i servizi sanitari secondari, ma sottolineano la necessità di ulteriori studi per comprendere quali strategie di gestione siano maggiormente efficaci.
Il dato suggerisce quindi che una gestione più strutturata e specifica da parte dei medici di medicina generale dei pazienti con più patologie croniche possa avere effetti sul successivo utilizzo delle risorse ospedaliere. Implementare e valorizzare linee guida e indicatori di performance orientati specificamente alla complessità del paziente cronico rappresenta, pertanto, una strategia scientificamente validata per ridurre il carico ospedaliero a lungo termine e migliorare la qualità della vita dei pazienti più fragili.