Un recente studio, pubblicato su The Lancet Public Health quantifica per la prima volta l'impatto del fumo passivo su scala planetaria, evidenziando come un terzo della popolazione mondiale ne sia esposto e i potenziali rischi sanitari.
Gli autori hanno analizzato i dati provenienti da 204 Paesi nel periodo 1990-2023, stratificando le stime per età e sesso. La prevalenza di esposizione è stata ricostruita sintetizzando 395 indagini rappresentative a livello nazionale contenenti dati sull'esposizione in ambito lavorativo e 938 tra censimenti e indagini con informazioni sulla composizione dei nuclei familiari, utilizzate per stimare la probabilità di convivenza con un fumatore.
Secondo l'analisi nel 2023, circa 2,71 miliardi di persone sono state esposte al fumo passivo, quasi un terzo dell'intera popolazione globale. Tra queste, 767 milioni erano bambini tra 0 e 14 anni e circa 1,49 miliardi donne, categorie che gli autori individuano come le più vulnerabili all'esposizione involontaria al fumo di tabacco.
Un dato che gli autori sottolineano con particolare attenzione riguarda la traiettoria temporale del fenomeno. Nonostante la quota di popolazione esposta al fumo passivo sia scesa di circa il 22% rispetto al 1990, il numero assoluto di persone esposte è rimasto pressoché invariato. La spiegazione va cercata nella crescita demografica e nell'aumento dei consumi di tabacco in alcune aree del mondo, in particolare Africa subsahariana, Nord Africa e Medio Oriente,
Nella regione che comprende Europa centrale, Europa orientale e Asia centrale la prevalenza dell'esposizione si è attestata al 37,7%, superiore alla media globale del 33,9%, per un totale di 146 milioni di persone coinvolte.
Le conseguenze cliniche sono rilevanti: il gruppo di ricerca stima che il fumo passivo abbia contribuito a 1,66 milioni di decessi nel solo 2023, con una perdita complessiva di 44,8 milioni di anni di vita in buona salute. Tra gli adulti la causa di morte prevalente è la cardiopatia ischemica, con circa 537mila decessi, seguita da broncopneumopatia cronica ostruttiva e ictus; il tumore del polmone, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, si colloca solo al quinto posto tra le cause di morte associate, con circa 161mila decessi stimati. Nei bambini il peso maggiore ricade invece sulle infezioni delle basse vie respiratorie, che nel 2023 hanno raggiunto quota 5,2 milioni di casi attribuibili al fumo altrui.
Lo studio non differenzia l’esposizione tra sigarette tradizionali, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche, la cui diffusione, in particolare tra le fasce d'età più giovani, viene tuttavia richiamata dagli autori come una variabile emergente destinata a incidere sul futuro.
Gli autori dello studio, in accordo con Organizzazione Mondiale della Sanità, ribadiscono l'assenza di una soglia di esposizione priva di rischio ed indicano come il contrasto al fumo attivo, interventi su marketing, tassazione e packaging, l’educazione sanitaria sui rischi del fumo e l’estensione di politiche per ambienti smoking-free siano fondamentali per contrastare l’esposizione al fumo passivo.
Per medici e decisori politici il messaggio rimane chiaro, ma con numeri che ne confermano l'urgenza: l'esposizione al fumo, in qualunque forma si presenti, continua a rappresentare un rischio concreto e misurabile, non un'ipotesi teorica da relegare ai margini della pratica quotidiana.