L'80% dei genitori italiani considera la visita oculistica tra i quattro controlli più importanti da fare durante la crescita del figlio. Tuttavia, solo il 43,9% dei bambini ha effettuato la sua prima visita entro i quattro anni di età, mentre quasi un genitore su quattro arriva dopo i sette anni o non ha mai portato il figlio da un oculista. È il paradosso al centro della survey condotta da Astra Ricerche su oltre 1.000 genitori italiani con figli tra i 4 e i 18 anni, commissionata da HOYA Vision Care e presentata il 16 settembre a Milano in occasione di un evento dedicato alla miopia pediatrica.
I numeri globali sono molto significativi. Il 35,8% dei bambini e adolescenti nel mondo è oggi miope, contro il 24,3% del 1990. Entro il 2050 la prevalenza attesa tra i giovani raggiungerà i 740 milioni. In Italia, rapportando le stime di prevalenza disponibili alla popolazione tra i 5 e i 19 anni, si stima che i giovani miopi siano già oltre 2 milioni.
“La miopia non è soltanto un problema di vedere bene o male oggi”, ha dichiarato Teresio Avitabile, Professore Ordinario di Oftalmologia e Direttore della Clinica Oculistica dell'Università degli Studi di Catania, Presidente della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche (SISO). “La sfida è comprendere come la vista evolve durante la crescita e perché sia importante seguirla nel tempo. Intercettare eventuali problemi visivi il prima possibile consente di identificare tempestivamente i bambini che meritano particolare attenzione e di impostare un percorso di monitoraggio adeguato. La miopia non è una fotografia scattata in un preciso momento della vita del bambino, ma una condizione dinamica che può modificarsi nel tempo”.
La preoccupazione clinica non riguarda solo il difetto refrattivo in sé, ma la sua progressione. Quando la miopia insorge presto e supera le 5-6 diottrie (miopia elevata), aumenta significativamente il rischio di sviluppare patologie oculari gravi in età adulta, come distacco di retina, glaucoma, cataratta precoce e maculopatia miopica.
“Quando l'occhio diventa molto lungo, alcune strutture oculari vengono sottoposte a una maggiore tensione”, ha spiegato Francesco Bandello, Professore Ordinario di Oftalmologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele, Direttore dell'Unità di Oculistica dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente APMO. “Ridurre la progressione di 1 sola diottria può abbassare del 40% il rischio di sviluppare maculopatia miopica”.
L'indagine condotta da Astra Ricerche ad agosto 2026 su un campione bilanciato per genere ed età del minore, restituisce un ritratto preciso di questo divario. Sul piano delle priorità percepite, la salute visiva si colloca sesta nella lista delle preoccupazioni dei genitori per il futuro del figlio, dietro salute mentale (64,5%), alimentazione (62,9%), sviluppo scolastico (57,3%), uso degli schermi (45,9%) e attività fisica (44%). Come prima preoccupazione, la raccoglie appena il 7,2%.
Il quadro si capovolge parzialmente sulle pratiche ritenute importanti: la visita oculistica è considerata prioritaria dal 26,4% e presente tra i primi quattro controlli nell'80% dei casi, alla pari con la visita dentistica (81%). Ma la pratica reale resta lontana: solo il 57,4% ha fatto controllare la vista del figlio negli ultimi dodici mesi, e il 12,6% è oltre i due anni dall'ultimo controllo. Tra norma dichiarata e pratica agita si apre uno scarto di quindici punti percentuali.
Particolarmente critico il dato sul riconoscimento del rischio: solo il 47,1% dei genitori sa che una miopia elevata può aumentare la probabilità di patologie oculari in età adulta; il 38,9% ritiene erroneamente che la miopia possa migliorare spontaneamente, e un ulteriore 29,8% non sa rispondere.
Sul fronte delle cause, i genitori identificano un colpevole: l'80,5% considera l'uso prolungato di smartphone e tablet un fattore che incide sullo sviluppo della miopia. Molto meno riconosciuto è il ruolo protettivo del tempo all'aperto, citato come fattore solo dal 51% degli intervistati, nonostante la letteratura clinica lo indichi come il fattore protettivo con l'evidenza più solida.
I numeri sulle abitudini dei bambini confermano il problema. Solo il 23% raggiunge le due ore quotidiane all'aperto, mentre il 35,7% non arriva a un'ora. Sul fronte degli schermi, il 31% dei minori trascorre quattro ore o più al giorno davanti a dispositivi in un giorno di scuola.
“La miopia è una condizione multifattoriale nella quale entrano in gioco sia la predisposizione genetica sia fattori ambientali e comportamentali”, ha spiegato Paolo Nucci, Professore Ordinario di Oftalmologia presso l'Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica e Strabismo (SIOPS). “È comprensibile che molti genitori tendano ad attribuire agli schermi un ruolo centrale; tuttavia, oggi sappiamo che conta soprattutto l'equilibrio complessivo delle abitudini visive. Le attività da vicino prolungate, che siano svolte su uno schermo o su un libro, dovrebbero essere intervallate da pause regolari e alternate a momenti trascorsi all'aperto”.
Nucci ha offerto una chiave di lettura culturale e antropologica per spiegare l'impatto dello stile di vita: “Nelle tribù Masai, dove lo sguardo è quasi sempre proiettato verso l'orizzonte e il lavoro ravvicinato è minimo, la miopia è praticamente assente poiché il cacciatore miope muore”. Il professor Nucci ha poi citato il confronto tra Taiwan e le Filippine, che si trovano alla stessa latitudine e hanno la stessa popolazione di riferimento, ma una prevalenza miopica dell'80% contro il 6%. “Le evidenze le abbiamo da tantissimo tempo. Oggi abbiamo anche le prove degli studi epidemiologici”.
In questo contesto si inserisce la nuova generazione di lenti HOYA per il controllo della progressione miopica. MiYOSMART iQ, presentata all'evento, è l'evoluzione della tecnologia D.I.M.S. (Defocus Incorporated Multiple Segments), potenziata con il Triple Enhanced Design (TED). Il principio alla base è quello del defocus periferico: la lente, pur correggendo il difetto visivo, porta le immagini periferiche leggermente più in avanti rispetto al fuoco centrale, riducendo lo stimolo all'allungamento dell'occhio. La geometria è organizzata a nido d'ape sulla superficie della lente e risulta praticamente invisibile al portatore.
La precedente versione MiYOSMART, lanciata in Italia nel 2020 e oggi supportata da oltre 150 pubblicazioni scientifiche, aveva dimostrato una riduzione media del 60% della progressione miopica. In uno studio clinico randomizzato e controllato condotto in collaborazione con la Hong Kong Polytechnic University, che ha coinvolto 196 bambini miopi tra i 4 e i 12 anni, dopo 12 mesi i bambini che indossavano MiYOSMART iQ non hanno mostrato, in media, progressione della miopia. L'allungamento assiale dell'occhio è risultato inoltre inferiore o comparabile a quello osservato nei bambini non miopi.
Maurizio Veroli, Amministratore Delegato di HOYA Vision Care Italia, ha ricordato che in Italia circa 130.000 giovani tra i 2 milioni di miopi in età 5-19 anni hanno già intrapreso un trattamento per il controllo della miopia: “Il nostro obiettivo non era soltanto correggere il difetto visivo attraverso una lente standard: l'idea era di intervenire sulla progressione. Migliorare la vita attraverso la vista”.
L'indagine Astra Ricerche conferma l'interesse dei genitori per soluzioni di questo tipo: l'84,8% trova la nuova lente interessante e l'85,9% la considererebbe se raccomandata da un professionista della visione. I due argomenti che convincono di più sono l'efficacia nel rallentare la progressione (49%) e la riduzione del rischio di patologie oculari in età adulta (38,8%).