Nei pazienti con tumore e sospetta embolia polmonare potrebbe non essere sempre necessario ricorrere immediatamente all'angio-TAC. È quanto emerge dallo studio HYDRA pubblicato su JAMA e presentato al congresso 2026 dell'International Society on Thrombosis and Haemostasis (ISTH). La ricerca dimostra che una strategia diagnostica basata sull'algoritmo YEARS, che integra la valutazione clinica con il dosaggio del D-dimero, garantisce un livello di sicurezza non inferiore rispetto all'approccio tradizionale basato sull'esecuzione sistematica dell'angio-TAC. L'adozione di questo percorso potrebbe consentire di evitare l'esame radiologico in circa il 22% dei pazienti oncologici con sospetta embolia polmonare, riducendo esposizione alle radiazioni, utilizzo del mezzo di contrasto e impiego delle risorse sanitarie.
L'embolia polmonare rappresenta una delle principali complicanze tromboemboliche nei pazienti oncologici. La presenza di un tumore determina infatti uno stato di ipercoagulabilità che aumenta significativamente il rischio di trombosi venosa ed embolia polmonare. Per questo motivo, nella pratica clinica questi pazienti vengono generalmente sottoposti direttamente ad angio-TAC, poiché il D-dimero è spesso elevato anche in assenza di eventi tromboembolici e viene considerato inaffidabile. Sebbene l'algoritmo YEARS sia già stato validato nella popolazione generale e recentemente recepito dalle linee guida americane sull'embolia polmonare acuta, mancavano finora studi randomizzati che ne valutassero l'efficacia nei pazienti con neoplasia.
Lo studio HYDRA ha coinvolto 698 pazienti oncologici con sospetta embolia polmonare in 21 ospedali di Paesi Bassi, Italia, Svizzera, Belgio, Francia e Spagna. I partecipanti sono stati assegnati in modo randomizzato a due differenti strategie diagnostiche: nel primo gruppo è stato applicato l'algoritmo YEARS, che combina tre criteri clinici con una soglia di D-dimero modulata sul rischio individuale, riservando l'angio-TAC ai casi in cui risultava indicata; nel secondo gruppo tutti i pazienti sono stati sottoposti direttamente ad angio-TAC, secondo l'approccio considerato standard nella pratica clinica.
L'endpoint primario dello studio era rappresentato dalla comparsa, entro 90 giorni, di trombosi venosa sintomatica o di morte correlata a embolia polmonare nei pazienti nei quali l'embolia era stata inizialmente esclusa. L'evento si è verificato nell'1,8% dei pazienti valutati con l'algoritmo YEARS e nel 5,5% di quelli sottoposti direttamente ad angio-TAC, confermando la non inferiorità dell'approccio basato sull'algoritmo rispetto alla strategia diagnostica tradizionale.
Uno degli aspetti di maggiore interesse riguarda la riduzione del ricorso agli esami radiologici. Nel gruppo gestito con l'algoritmo YEARS, 77 pazienti su 352 hanno evitato completamente l'angio-TAC. Sebbene questa percentuale sia inferiore a quella osservata nella popolazione generale, il risultato assume particolare rilevanza considerando l'elevata incidenza del sospetto di embolia polmonare nei pazienti oncologici.
Il messaggio principale dello studio è che un algoritmo diagnostico già validato nella popolazione generale può essere applicato con sicurezza anche ai pazienti oncologici con sospetta embolia polmonare, riducendo il ricorso all'angio-TAC senza compromettere l'accuratezza diagnostica. La diminuzione del ricorso all'imaging comporterebbe benefici sia per i pazienti sia per il sistema sanitario: ridurre il numero di angio-TAC significa limitare l'esposizione alle radiazioni ionizzanti e al mezzo di contrasto iodato, particolarmente rilevante nei pazienti fragili, spesso sottoposti a trattamenti oncologici potenzialmente tossici. Inoltre, un percorso diagnostico più selettivo potrebbe contribuire a ridurre i tempi di permanenza nei dipartimenti di emergenza e ad alleggerire il carico di lavoro dei servizi di radiologia. I risultati potrebbero quindi contribuire ai futuri aggiornamenti delle linee guida, favorendo un impiego più selettivo dell'imaging anche nei pazienti oncologici.