L’integrazione di vitamina D3 (colecalciferolo) ad alto dosaggio in gravidanza è positivamente associata a migliori esiti a livello di memoria visiva, memoria verbale e flessibilità cognitiva nei figli, all’età di 10 anni. Questi risultati, pubblicati su JAMA Network Open, rafforzano le prove sull’associazione tra l’esposizione prenatale alla vitamina D e le funzionalità cognitive infantili. Lo studio è stato coordinato da Olivia Frigast Frederiksen, dell’Università di Copenaghen, in Danimarca.
La vitamina D durante la gravidanza contribuisce allo sviluppo cerebrale del nascituro: studi ne evidenziano il coinvolgimento in processi neuroevolutivi chiave, tra cui la differenziazione neuronale, la sintesi dei neurotrasmettitori, la segnalazione del calcio intracellulare e l’attività antiossidante.
La distribuzione dei recettori della vitamina D nel cervello supporta ulteriormente il suo ruolo nello sviluppo neurologico. Inoltre, modelli sperimentali hanno dimostrato associazioni tra carenza di vitamina D e ridotte funzionalità cognitive, in particolare deficit di apprendimento e memoria. Una carenza prenatale di vitamina D, poi, è stata associata a disturbi neuropsichiatrici come il disturbo dello spettro autistico (ASD), il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e la schizofrenia. Questi disturbi sono associati a deficit in diversi domini cognitivi, tra cui l'attenzione e le funzioni esecutive.
A oggi, solo uno studio clinico randomizzato ha esaminato il ruolo dell'integrazione di vitamina D durante la gravidanza sulle performance cognitive della prole, riportando un effetto positivo dell'integrazione con 2000 UI/die di vitamina D dalla 12a alla 16a settimana di gravidanza fino al parto sul linguaggio ricettivo ed espressivo a 3-5 anni di età, sebbene su un campione relativamente piccolo (n = 156). Tuttavia, nessuna ricerca clinica ha valutato gli effetti dell’integrazione della vitamina D3 ad alto dosaggio.
Obiettivo dello studio, dunque, era valutare l’effetto dell’integrazione di vitamina D3 ad alto dosaggio in gravidanza sulle funzionalità cognitive della prole fino alla media infanzia. A questo scopo, i ricercatori hanno condotto un’analisi secondaria post hoc dello studio clinico randomizzato controllato con placebo Copenhagen Prospective Studies on Asthma in Childhood 2010, condotto tra il 2009 e il 2010. La coorte comprendeva 700 coppie madre-figlio danesi, di cui 623 sono randomizzate e trattate con vitamina D3 ad alto dosaggio (2800 UI/die) o a dosaggio standard (400 UI/die) dalla 24a settimana di gravidanza fino a una settimana dopo il parto. L’esito primario era la funzione cognitiva in 11 aree valutate a 10 anni mediante test neuropsicologici.
Complessivamente, l’indagine ha incluso 498 bambini (età media [DS], 10,3 [0,4] anni; 51,8% maschi), di cui 247 esposti in età pre-natale ad alte dosi di vitamina D3 e 251 esposti a dosi standard di vitamina D3. L’analisi ha mostrato associazioni positive tra vitamina D3 ad alto dosaggio e memoria verbale (p = 0,02), memoria visiva (p =0,01) e flessibilità cognitiva (p =0,04), anche se dopo la correzione per test multipli, la vitamina D3 ad alto dosaggio non era più associata a un miglioramento della flessibilità cognitiva.
Fonte:
JAMA Netw Open (2026); doi: 10.1001/jamanetworkopen.2026.11464
Sabina Mastrangelo