Clinica
Alimentazione
09/07/2026

Una dieta sana si associa a un minor rischio di declino cognitivo soggettivo

Uno studio identifica nella dieta DASH il modello alimentare maggiormente associato al mantenimento della salute cognitiva, soprattutto nella mezza età

DIETA_MEDITERRANEA_ITALIA

Seguire un'alimentazione sana potrebbe contribuire a preservare la salute cognitiva già nelle fasi iniziali dell'invecchiamento. È quanto emerge da un ampio studio, pubblicato su Jama Neurology, che ha valutato l'associazione tra sei differenti modelli alimentari valutando la correlazione con il deterioramento cognitivo. I risultati mostrano che una maggiore aderenza a tutti i modelli alimentari salutari era associata a un minor rischio di percepire un peggioramento delle proprie capacità cognitive, con l'effetto più marcato osservato per la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension). Lo studio suggerisce inoltre che seguire questo modello alimentare durante la mezza età potrebbe offrire i maggiori benefici per il mantenimento delle funzioni cognitive nel lungo periodo.

L'alimentazione rappresenta uno dei principali fattori modificabili coinvolti nell'invecchiamento cerebrale e nel rischio di demenza. Numerosi studi hanno suggerito che regimi alimentari ricchi di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e grassi insaturi possano esercitare un effetto protettivo sulla funzione cognitiva attraverso meccanismi che comprendono la riduzione dell'infiammazione sistemica, il miglior controllo del metabolismo glucidico e dei fattori di rischio cardiovascolare. Tuttavia, le evidenze disponibili sono risultate spesso eterogenee e pochi studi hanno confrontato direttamente più modelli alimentari, rendendo difficile stabilire quale approccio sia maggiormente associato alla salute cerebrale.

Lo studio ha analizzato i dati di 159.347 partecipanti provenienti da tre grandi coorti prospettiche statunitensi. L'aderenza ai diversi modelli alimentari è stata valutata mediante questionari validati, calcolando sei differenti punteggi dietetici e il declino cognitivo soggettivo è stato valutato attraverso sette domande relative alla percezione di cambiamenti della memoria e delle capacità cognitive, mentre una sottopopolazione è stata sottoposta anche a una valutazione oggettiva mediante test cognitivi telefonici.

L'analisi ha evidenziato che una maggiore aderenza a tutti e sei i modelli alimentari era associata a una riduzione del rischio di declino cognitivo soggettivo. La dieta DASH ha mostrato l'associazione più forte: i partecipanti con ne aderivano presentavano un rischio inferiore del 41% rispetto a quelli con la minore aderenza. L'effetto protettivo della dieta DASH risultava particolarmente evidente quando il modello alimentare veniva seguito nella fascia di età compresa tra 45 e 54 anni, suggerendo l'esistenza di una finestra temporale nella quale le abitudini alimentari potrebbero influenzare maggiormente i processi di invecchiamento cerebrale. Anche la valutazione oggettiva della funzione cognitiva ha confermato questo risultato: una maggiore aderenza alla dieta DASH era associata a punteggi globali più elevati nei test cognitivi. Analizzando i singoli gruppi alimentari, gli autori hanno osservato che un consumo più elevato di verdure e pesce e una minore assunzione di carne rossa e carni lavorate erano gli elementi maggiormente associati a migliori prestazioni cognitive.

L'associazione osservata con il declino cognitivo soggettivo è di particolare interesse, poiché questo rappresenta uno dei più precoci indicatori di un possibile futuro deterioramento cognitivo. Oltre al controllo della pressione arteriosa, la dieta DASH potrebbe esercitare effetti favorevoli riducendo l'infiammazione cronica, migliorando la sensibilità insulinica, preservando la funzione vascolare e contrastando lo stress ossidativo, tutti processi coinvolti nello sviluppo del deterioramento cognitivo e delle malattie neurodegenerative. 

Il messaggio principale dello studio è che adottare un'alimentazione sana già nella mezza età potrebbe contribuire a mantenere la funzione cognitiva negli anni successivi. Sebbene la natura osservazionale dello studio non consenta di dimostrare un rapporto causale, i risultati supportano l'inclusione di strategie nutrizionali tra gli interventi di prevenzione dell'invecchiamento cerebrale e sottolineano il potenziale ruolo della dieta come fattore modificabile per la promozione della salute cognitiva lungo tutto l'arco della vita.

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