Gli anziani che riferiscono elevati livelli di solitudine ottengono punteggi significativamente più bassi nei test di memoria rispetto ai coetanei meno soli. Nel lungo periodo, però, il declino cognitivo procede con una velocità analoga nei diversi gruppi. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Aging & Mental Health.
La solitudine e l'isolamento sociale sono considerati tra i principali fattori di rischio modificabili per il declino cognitivo e la demenza. In Europa interessano una quota rilevante della popolazione anziana e sono già stati associati a depressione, distress psicologico, minore qualità della vita e compromissione cognitiva. Rimaneva tuttavia poco chiaro se la solitudine influenzasse soltanto il livello iniziale delle prestazioni mnemoniche oppure anche la velocità del loro deterioramento nel tempo.
Per rispondere a questo quesito, gli autori hanno valutato la memoria mediante test di richiamo immediato e differito, mentre la solitudine percepita è stata misurata al basale con la versione a tre item della UCLA Loneliness Scale, che considera la sensazione di mancanza di compagnia, esclusione sociale e isolamento. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi: bassa, media e alta solitudine.
Rispetto ai soggetti con livelli bassi o moderati di solitudine, quelli appartenenti al gruppo con maggiore solitudine erano mediamente più anziani, più spesso donne, con una peggiore percezione del proprio stato di salute e una prevalenza più elevata di depressione, ipertensione e diabete.
Anche dopo l'aggiustamento per i principali fattori confondenti, l'elevata solitudine, presente nel 7,8% del campione, rimaneva associata a prestazioni inferiori sia nel richiamo immediato (β = −0,24) sia in quello differito (β = −0,21).
Il dato più rilevante riguarda però l'evoluzione nel tempo. Nonostante un livello iniziale di memoria più basso, le persone con maggiore solitudine non mostravano un deterioramento cognitivo più rapido rispetto agli altri partecipanti. La velocità del declino risultava infatti sovrapponibile tra i tre gruppi. A influenzarla erano soprattutto l'età più avanzata e, limitatamente al richiamo differito, la presenza di diabete. Gli altri fattori modificavano prevalentemente il livello iniziale delle prestazioni, senza alterarne la traiettoria nel tempo. I modelli statistici spiegavano circa il 49% della variabilità del richiamo immediato e il 54% di quella del richiamo differito.
Nel complesso, lo studio suggerisce che la solitudine percepita rappresenti soprattutto un indicatore di una minore performance cognitiva iniziale piuttosto che un fattore capace di accelerare il deterioramento della memoria. Gli autori propongono quindi di includerne la valutazione nelle visite dedicate agli anziani, come parte di un approccio multidimensionale alla promozione della salute cognitiva, evidenziando il potenziale ruolo degli interventi mirati a ridurre la solitudine nella prevenzione del declino cognitivo.