Il carico complessivo delle esposizioni ambientali e sociali, definito "esposoma", si associa a un rischio di invecchiamento cerebrale accelerato da 3,3 a 9,1 volte superiore. Nello studio, questo effetto è risultato più marcato di quello associato alla malattia di Alzheimer, alla degenerazione lobare frontotemporale o al decadimento cognitivo lieve. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Medicine.
Negli ultimi anni numerose ricerche hanno evidenziato il ruolo di fattori quali inquinamento atmosferico, deprivazione socioeconomica e accesso ai servizi sanitari nel declino cognitivo. Tuttavia, questi determinanti sono stati quasi sempre analizzati singolarmente. Lo studio affronta il problema da una prospettiva diversa, valutando l'effetto cumulativo delle esposizioni ambientali, biologiche, sociali e politiche che accompagnano la vita delle persone.
L'analisi ha coinvolto 18.701 partecipanti provenienti da 34 Paesi, includendo sia soggetti cognitivamente sani sia pazienti con malattia di Alzheimer, degenerazione lobare frontotemporale o decadimento cognitivo lieve. Per ogni Paese sono stati considerati 73 indicatori ambientali e sociali, tra cui qualità dell'aria e dell'acqua, variabilità climatica, disponibilità di aree verdi, disuguaglianza socioeconomica, accesso al welfare e caratteristiche del contesto istituzionale. L'età cerebrale è stata stimata mediante neuroimaging multimodale, mentre le associazioni sono state valutate con modelli statistici validati sia in analisi trasversali sia longitudinali.
I risultati mostrano che i modelli basati sull'esposoma spiegano fino a 15,5 volte più variabilità dell'invecchiamento cerebrale rispetto a quelli costruiti su singole esposizioni, confermando l'importanza dell'effetto cumulativo dei diversi determinanti.
Le diverse componenti dell'esposoma sembrano inoltre influenzare il cervello in modo differente. L'esposoma fisico, che comprende inquinamento atmosferico, temperature estreme e limitata disponibilità di spazi verdi, risulta associato prevalentemente a un invecchiamento strutturale con coinvolgimento delle regioni limbiche, sottocorticali e cerebellari. L'esposoma sociale, caratterizzato da povertà, disuguaglianza e scarso supporto sociale, mostra invece associazioni più marcate con alterazioni funzionali delle reti frontotemporali e limbiche.
Il dato più rilevante riguarda però l'entità dell'associazione osservata. Il carico esposomico complessivo è correlato a un rischio di invecchiamento cerebrale accelerato da 3,3 a 9,1 volte superiore, con un effetto che supera quello associato alla presenza di malattia di Alzheimer, degenerazione lobare frontotemporale o decadimento cognitivo lieve. Questa relazione si mantiene costante nelle diverse popolazioni analizzate, nelle differenti misure di età cerebrale e nelle valutazioni longitudinali, anche dopo l'aggiustamento per fattori demografici, performance cognitiva e variabili metodologiche.
Lo studio suggerisce che una quota rilevante della variabilità dell'invecchiamento cerebrale dipenda non solo dalle caratteristiche biologiche individuali o dalla presenza di una malattia neurodegenerativa, ma anche dall'insieme delle condizioni ambientali, sociali e istituzionali in cui le persone vivono. Secondo gli autori, le strategie di prevenzione dovrebbero quindi affiancare agli interventi sui fattori di rischio individuali politiche capaci di ridurre l'inquinamento, le disuguaglianze sociali e le altre condizioni ambientali sfavorevoli, riconoscendo l'invecchiamento cerebrale anche come una questione di salute pubblica.