Gli acidi grassi a catena corta prodotti dal microbiota intestinale potrebbero rappresentare una nuova strategia per rallentare la progressione dell'epilessia farmacoresistente. È quanto emerge da uno studio preclinico coordinato dall'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, in collaborazione con l'IRCCS Istituto Giannina Gaslini e l'Università di Genova, pubblicato su Annals of Neurology.
La ricerca ha valutato l'effetto degli acidi grassi a catena corta, molecole prodotte dai batteri intestinali coinvolte nella regolazione dei processi infiammatori e nella comunicazione tra intestino e cervello. Secondo gli autori, le persone con epilessia farmacoresistente presentano alterazioni del microbiota associate a una ridotta presenza dei batteri che producono questi composti.
Nel modello animale utilizzato nello studio, il trattamento con gli acidi grassi a catena corta ha ridotto di circa il 70% la progressione delle crisi epilettiche. I ricercatori hanno inoltre osservato un miglioramento delle capacità cognitive e una riduzione del danno neuronale e dei marcatori dell'infiammazione nell'ippocampo.
«Questi risultati suggeriscono che molecole naturalmente prodotte dal microbiota intestinale potrebbero rappresentare una nuova strategia terapeutica in grado non solo di controllare le crisi, ma anche di modificare il decorso della malattia», afferma Teresa Ravizza, ricercatrice del Laboratorio di Epilessia e Strategie Terapeutiche dell'Istituto Mario Negri.
Gli autori sottolineano tuttavia che si tratta di uno studio preclinico. «Lo studio non dimostra che una dieta o l'assunzione di probiotici possano curare l'epilessia, ma identifica specifiche molecole prodotte dal microbiota come possibili future terapie», precisa Pasquale Striano, ricercatore dell'Università di Genova. Secondo Striano, questi risultati forniscono una base scientifica per avviare studi clinici e la modulazione dell'asse intestino-cervello potrebbe in futuro affiancare i farmaci antiepilettici come trattamento complementare.