L’ipotesi che l’allenamento di forza possa incidere in modo significativo sulla salute cardiovascolare femminile ha ricevuto negli anni un’attenzione marginale rispetto all’esercizio aerobico. Le prove disponibili, inoltre, risultano frammentarie e spesso non considerano il ruolo congiunto di sedentarietà e attività aerobica. Un’analisi prospettica di ampia scala condotta su due celebri coorti statunitensi — il Nurses’ Health Study e il Nurses’ Health Study II — contribuisce ora a colmare questa lacuna, delineando con precisione l’impatto a lungo termine del resistance training sul rischio di malattie cardiovascolari maggiori nelle donne.
Lo studio ha incluso complessivamente 117.025 partecipanti, seguite per una media di 14,5 anni, con valutazioni ripetute dell’attività fisica fino a cinque volte nel corso del follow up. L’allenamento di forza veniva riportato ogni quattro anni e integrato in medie cumulative variabili nel tempo, così da rappresentare l’esposizione reale e prolungata. L’endpoint primario era costituito dall’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori: infarto miocardico fatale o non fatale, ictus, bypass coronarico o angioplastica coronarica.
Nel corso di 1.630.964 person years di osservazione si sono verificati 5.459 eventi cardiovascolari maggiori. Le donne che praticavano almeno due ore settimanali di allenamento di forza mostravano un rischio inferiore del 20% rispetto a chi non lo praticava (HR 0,80; IC 95% 0,69–0,92), con una relazione dose risposta che indicava una riduzione ulteriore del 5% per ogni ora aggiuntiva (HR per 1 h/settimana 0,95; IC 95% 0,92–0,99). L’associazione inversa risultava particolarmente marcata per l’infarto miocardico, con una riduzione del rischio del 44% nelle donne che svolgevano almeno due ore settimanali (HR 0,56; IC 95% 0,41–0,76), mentre non emergeva un effetto significativo sull’ictus (HR 0,99; IC 95% 0,80–1,23).
L’analisi congiunta dei comportamenti salutari mostrava un quadro ancora più netto. Le donne che rispettavano contemporaneamente le raccomandazioni per l’attività aerobica (≥15 MET h/settimana), per l’allenamento di forza (≥1 h/settimana) e per una bassa esposizione alla sedentarietà televisiva (<2 h/die) presentavano un rischio di eventi cardiovascolari maggiori ridotto del 40% (HR 0,60; IC 95% 0,53–0,69). Anche tra coloro che già rispettavano le raccomandazioni aerobiche e limitavano la sedentarietà, l’aggiunta dell’allenamento di forza determinava un beneficio ulteriore, riducendo il rischio dal 27% al 40% rispetto a chi non lo praticava. La costanza nel mantenere l’allenamento di forza per almeno il 75% del follow up e il coinvolgimento sia degli arti superiori sia di quelli inferiori si associavano a una protezione cardiovascolare ancora più marcata.
Nel complesso, questi risultati evidenziano che un programma regolare e sostenuto di allenamento di forza rappresenta un elemento chiave nella prevenzione cardiovascolare femminile, con un impatto particolarmente rilevante sulla riduzione del rischio di infarto miocardico. L’integrazione con livelli adeguati di attività aerobica e la riduzione dei comportamenti sedentari amplificano ulteriormente il beneficio, suggerendo un modello di attività fisica globale e sinergico. Per le donne, soprattutto in età adulta e matura, il resistance training emerge dunque come una componente essenziale di una strategia preventiva completa e basata su solide evidenze epidemiologiche.
J Am Coll Cardiol. 2026 May 25:S0735-1097(26)06355-2. doi: 10.1016/j.jacc.2026.04.036.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42307492/