Centomila pazienti italiani con patologie cardiache vengono attualmente monitorati a distanza senza la necessità di recarsi in ospedale. È uno dei dati emersi durante un incontro promosso da Medtronic a Milano, dedicato al ruolo delle nuove tecnologie nella pratica clinica e nell'organizzazione dell'assistenza sanitaria.
Secondo quanto illustrato nel corso dell'evento, i sistemi di monitoraggio remoto integrati con strumenti di intelligenza artificiale consentono di analizzare grandi quantità di dati clinici e di individuare precocemente anomalie del ritmo cardiaco. In particolare, un sistema addestrato su 1,5 milioni di episodi clinici sarebbe in grado di ridurre dell'88% i falsi allarmi e di segnalare le aritmie prima che evolvano in situazioni di emergenza.
L'incontro, ospitato all'X Value Lab di Milano, ha riunito rappresentanti del mondo clinico e scientifico, associazioni di pazienti e professionisti della salute. Tra i partecipanti anche esponenti della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE) e dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO).
"L'innovazione si misura sulla sua capacità di rendere le cure più accessibili, sostenibili ed efficaci per i pazienti", ha affermato Alfredo Marchese, presidente GISE. Secondo Marchese, la sfida attuale consiste nel costruire percorsi assistenziali più efficienti e appropriati, capaci di garantire un accesso sempre più equo alle terapie innovative.
Sul ruolo dell'intelligenza artificiale nella pratica clinica si è soffermato anche Fabrizio Oliva, past president ANMCO e presidente della Italian Federation of Cardiology. "L'intelligenza artificiale è e sarà una compagna di viaggio per noi clinici", ha dichiarato. Secondo Oliva, questi strumenti possono contribuire ad accelerare i processi assistenziali e favorire una maggiore personalizzazione delle cure, consentendo al tempo stesso di dedicare più attenzione al rapporto tra medico e paziente.
Lo specialista ha tuttavia richiamato l'attenzione anche su alcune criticità. Per i pazienti, ha osservato, esiste il rischio dell'autodiagnosi; per i professionisti quello di affidarsi eccessivamente agli strumenti tecnologici senza un'adeguata formazione; per le strutture sanitarie, infine, il rischio è quello di ampliare le disuguaglianze nell'accesso alle cure qualora gli investimenti necessari non siano distribuiti in modo uniforme.
Nel corso dell'evento sono stati inoltre presentati esempi di applicazione dell'intelligenza artificiale e della robotica in altri ambiti clinici, dalla diagnostica endoscopica alla chirurgia robotica. Il confronto si è concentrato sulle potenziali ricadute delle tecnologie digitali sull'organizzazione dei percorsi di cura e sulla gestione dei pazienti cronici.