Tra gli effetti avversi delle statine, i più noti e frequentemente riportati riguardano soprattutto il sistema muscolare e rappresentano la principale causa di sospensione o riduzione della terapia. Nella maggior parte dei casi, però, questi eventi possono essere gestiti attraverso rivalutazione clinica, modifica del dosaggio o cambio della molecola, evitando l’interruzione del trattamento. In questo percorso il farmacista può svolgere un ruolo chiave nell’intercettare precocemente i sintomi, favorire l’aderenza terapeutica e supportare il dialogo con il medico per individuare le strategie più appropriate di gestione dell’intolleranza alla statina. Un supporto operativo per rafforzare questo ruolo arriva anche dagli aggiornamenti 2026 delle linee guida dell’American College of Cardiology e dell’American Heart Association sulla gestione delle dislipidemie, che dedicano particolare attenzione all’intolleranza alle statine, all’aderenza terapeutica e alle implicazioni pratiche per farmacisti e clinici nella gestione personalizzata della terapia ipocolesterolemizzante.
Secondo due farmacisti clinici dell’Università del Colorado Joseph Saseen e Joel Marrs, intervistati da Pharmacy Times, circa il 10% dei pazienti in terapia con statine riferisca di effetti avversi a livello muscolare e non riesce a tollerare la dose massima.
Molti casi possono essere gestiti attraverso aggiustamenti del dosaggio, uso di statine alternative o di terapia di combinazione con farmaci non-statinici, che consente di abbassare il dosaggio della statina per raggiungere gli obiettivi di Ldl. Inoltre, è importante ottimizzare le strategie per promuovere l’aderenza alla terapia, ad esempio dispensando forniture per un lungo periodo.
Saseen evidenzia che l’intolleranza alle statine richiede “una valutazione attenta, che includa la sperimentazione di statine diverse, l’esclusione di cause secondarie e l’integrazione di un processo decisionale condiviso, in particolare nei pazienti che rifiutano la terapia a causa di informazioni errate. Tutte queste situazioni richiedono un processo decisionale condiviso e una comunicazione chiara per aiutare i pazienti a comprendere i benefici rispetto ai rischi”.
In ogni caso, dicono i due esperti è” fondamentale ribadire, a chi assume statine, che i benefici cardiovascolari superano i rischi nella maggior parte dei pazienti e che gli effetti avversi percepiti possono essere influenzati dall’effetto nocebo”.
“Tra le novità più rilevanti delle linee guida 2026, Saseen evidenzia il ritorno degli obiettivi terapeutici di colesterolo Ldl da raggiungere, con un approccio che punta non solo alla prescrizione della statina ma anche al monitoraggio dei risultati ottenuti e all’eventuale intensificazione della terapia nei pazienti che non raggiungono i target raccomandati.”
Secondo Marrs, in particolare, questi target “rappresentano una grande opportunità” per i farmacisti di ampliare il loro ruolo nel supportare i pazienti ad ottimizzare la gestione della dislipidemia e a ridurre il rischio cardiovascolare complessivo, attraverso la consulenza sullo stile di vita e il monitoraggio dell’aderenza e dell’efficacia della terapia.
A livello di trattamenti non-statinici, i due esperti spiegano le peculiarità delle terapie ipolipidemizzanti come l’acido bempedoico, l’inclisiran e gli inibitori della proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9 (PCSK9), raccomandate soprattutto quando i pazienti non riescono a raggiungere i livelli target di Ldl con le statine. I farmaci più innovativi, però, differiscono tra loro per potenza: gli inibitori di PCSK9 e l’inclisiran forniscono una riduzione dei livelli di Ldl più marcata, mentre l’acido bempedoico è più simile all’ezetimibe in termini di riduzione. Tuttavia, Saseen e Marrs evidenziano che sono in fase di sviluppo anche nuove terapie.