I nuovi farmaci anti-obesità basati sulle incretine rappresentano “un cambiamento di paradigma” nella gestione dell’obesità, ma il loro utilizzo deve essere inserito all’interno di un percorso terapeutico integrato che comprenda alimentazione personalizzata, esercizio fisico e supporto psicologico. È quanto emerge da un documento di consenso europeo presentato al Congresso europeo sull’obesità ECO2026 di Istanbul.
Il documento è stato elaborato da esperti delle principali società europee dedicate a obesità e nutrizione, tra cui EASO, EFAD ed ECPO, e riguarda l’utilizzo dei farmaci anti-obesità basati sul GLP-1 attualmente disponibili, come semaglutide e tirzepatide. Secondo gli autori, queste terapie stanno modificando profondamente la gestione clinica dell’obesità, ma possono associarsi a rischi nutrizionali, funzionali e psicologici che richiedono una presa in carico multidisciplinare.
“La loro efficacia è condizionata alla somministrazione all’interno di una strategia terapeutica integrata, per far sì che il risultato sia valido e duraturo”, afferma Esmeralda Capristo, professore associato di Scienza dell’alimentazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOS di Medicina della grande obesità del Policlinico Gemelli. “La prescrizione dietetica deve essere personalizzata sul singolo paziente”.
Secondo il consenso, i pazienti trattati con incretine dovrebbero seguire pasti piccoli, rispettare il senso di sazietà indotto dal farmaco e limitare gli alimenti ricchi di zuccheri semplici, che possono aumentare i disturbi gastrointestinali. Gli esperti raccomandano inoltre un adeguato apporto proteico e una corretta idratazione durante il trattamento.
Uno dei punti più rilevanti del documento riguarda la perdita di massa magra associata al dimagrimento ottenuto con questi farmaci. Secondo gli studi analizzati, tra il 24% e il 30% del peso perso potrebbe riguardare massa magra, soprattutto muscolare. Per questo motivo il consenso raccomanda di associare sempre attività fisica, in particolare esercizi di resistenza e potenziamento muscolare, alla terapia farmacologica.
“Questa strategia aiuta a preservare la massa magra, fondamentale per il metabolismo energetico e il consumo calorico anche a riposo”, spiega Capristo.
Il documento richiama anche l’attenzione sugli aspetti psicologici del trattamento. Secondo gli esperti, la rapida perdita di peso può riattivare fragilità emotive preesistenti, motivo per cui viene suggerita una valutazione psicologica prima dell’inizio della terapia.
Tra i temi affrontati anche le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Gli autori sottolineano che le persone appartenenti ai gruppi socioeconomici più fragili hanno minori possibilità di accedere sia ai farmaci sia ai servizi specialistici dedicati all’obesità.
Secondo il consenso europeo, il successo dei nuovi farmaci anti-obesità dipenderà quindi non solo dall’efficacia farmacologica, ma dalla capacità di integrare nutrizione, esercizio fisico, supporto psicologico e monitoraggio clinico continuativo.