La teleneurologia nella gestione ospedaliera dopo il ricovero per ictus ha mostrato risultati superiori rispetto ai consulti neurologici tradizionali in presenza. È quanto emerge da uno studio multicentrico tedesco pubblicato online il 6 aprile 2026 su JAMA Neurology, che ha valutato qualità e appropriatezza delle visite neurologiche nella fase subacuta dopo ictus ischemico, emorragico o Tia.
Lo studio ha coinvolto 15 ospedali di primo livello inseriti in quattro reti telestroke tedesche tra ottobre 2022 e dicembre 2024. Sono stati sottoposti a screening 1.908 pazienti. Di questi, 518 sono stati arruolati e 501 inclusi nell’analisi finale. L’età mediana era di 71 anni. Il 44% era composto da donne e il 56% da uomini.
Ogni paziente ha ricevuto due valutazioni: una visita neurologica a distanza tramite videoconsulto effettuata da neurologi della rete e una visita tradizionale in presenza svolta da neurologi locali. La documentazione di entrambe è stata poi analizzata da esperti neurovascolari esterni in cieco.
L’endpoint principale era il rispetto completo di sei indicatori di qualità basati sulle linee guida: classificazione eziologica, esame neurologico, valutazione del rischio, indicazioni diagnostiche, prevenzione secondaria e follow-up assistenziale.
Il rispetto di tutti i criteri è stato raggiunto nel 92% delle visite teleneurologiche contro il 54% delle visite in presenza. La differenza assoluta è risultata di 38 punti percentuali. Secondo gli autori, il dato non indica solo non inferiorità, obiettivo iniziale dello studio, ma anche superiorità del modello a distanza.
Il vantaggio della teleneurologia è emerso in tutti i domini valutati. La differenza più marcata ha riguardato la prevenzione secondaria, con uno scarto di 21 punti percentuali rispetto alle visite tradizionali.
Gli autori sottolineano che le reti telestroke sono nate soprattutto per la gestione dell’ictus acuto nei pronto soccorso delle aree periferiche, mentre la fase successiva al ricovero è stata finora meno studiata. I risultati indicano che il supporto specialistico remoto può migliorare anche la presa in carico ospedaliera successiva, in particolare dove l’accesso continuativo al neurologo è limitato.
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