Un briefing pubblicato dall'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) sintetizza le prove scientifiche disponibili sui legami tra esposizione ad aria inquinata, rumore ambientale e sostanze chimiche tossiche e l'insorgenza di disturbi psichiatrici.
Nell'Unione Europea i disturbi mentali hanno causato oltre 11 milioni di anni di vita aggiustati per disabilità (DALY) nel solo 2023, rappresentando la sesta causa di carico di malattia e l'ottava causa di morte più frequente. Una crisi in crescita, con un'accelerazione evidente dalla fine degli anni 2000, e in cui i fattori ambientali sembrano giocare un ruolo tutt'altro che marginale.
Le ricerche mostrano come l’impatto dell’inquinamento sia particolarmente rilevante nelle fasi più delicate dello sviluppo umano. Il documento si basa su una revisione approfondita della letteratura scientifica condotta dall'European Topic Centre on Human Health and the Environment (ETC HE), con particolare attenzione a revisioni sistematiche e meta-analisi, e si inserisce nel quadro dello Zero Pollution Action Plan e dell'Ottavo Programma d'Azione Ambientale dell'UE.
Sul fronte dell'aria, il dossier è il più robusto. Tutti gli studi sulla depressione mostrano un'associazione statisticamente significativa tra esposizione prolungata a scarsa qualità dell'aria, con le evidenze più solide per PM2.5 e NO2, e aumento della prevalenza o del rischio di nuova insorgenza di depressione, nonché aggravamento dei sintomi depressivi durante episodi acuti di elevato inquinamento.
Alcuni studi mostrano come anche brevi esposizioni a picchi di aria molto inquinata possano associarsi al peggioramento dei sintomi della schizofrenia ad esacerbazione dei sintomi d'ansia e scatenare episodi di disturbo bipolare.
Il briefing dedica ampio spazio anche all’inquinamento acustico e, in particolare, quello da trasporti un fattore quasi mai esplorato nella valutazione clinica del paziente con disturbo dell'umore o d'ansia. Per ogni incremento di 10 decibel nel livello di rumore da traffico stradale si registra un aumento del rischio di depressione del 3% e di ansia del 2%, confermato anche da studi di coorte recenti su ampie popolazioni con correzione per fattori confondenti sociodemografici e ambientali. L'associazione è ancora più marcata per il rumore aereo: una meta-analisi ha evidenziato un incremento del 12% nel rischio di depressione per ogni aumento di 10 dB, una stima superiore a quella del traffico stradale o ferroviario. Sul versante suicidario i dati sono particolarmente rilevanti per la pratica clinica: è stato documentato un aumento del 4% nel tasso di suicidi per ogni 10 dB aggiuntivi di rumore stradale al domicilio, del 2,2% per il rumore ferroviario, mentre il rischio legato al rumore aereo inizia a crescere già a partire da 50 dB.
Per quanto riguarda l'esposizione a sostanze chimiche ambientali, il report pone l'accento sulle fasi precoci della vita come momento di massima vulnerabilità. Le evidenze più consistenti riguardano il piombo (Pb): l'esposizione prenatale o nell'infanzia è associata a un aumentato rischio di disturbo depressivo maggiore in giovane età adulta e a schizofrenia. Per il bisfenolo A (BPA), tutti gli studi identificati mostrano un'associazione positiva con depressione e ansia nell'infanzia in seguito a esposizione prenatale, con possibili effetti sesso-specifici legati all'interferenza del BPA con lo sviluppo delle diverse strutture cerebrali.
Anche i pesticidi mostrano un quadro preoccupante: più revisioni riportano associazioni consistenti con depressione, schizofrenia, ansia e rischio suicidario, sia per esposizioni prenatali che in età adulta. Il fumo passivo (SHS) completa il quadro: è consistentemente associato a depressione e schizofrenia, con un rischio significativamente aumentato di depressione antenatale nelle donne in gravidanza esposte.
Il rapporto EEA non si limita a descrivere le associazioni, ma ne sottolinea le implicazioni operative. Anche riduzioni modeste dei livelli di inquinamento potrebbero produrre miglioramenti significativi della salute mentale a livello di popolazione, con particolare attenzione a fasce di età e genere. Questo suggerisce di integrare sistematicamente l'anamnesi ambientale nella valutazione del paziente psichiatrico.
Parallelamente, il documento prospetta un ruolo attivo per gli operatori sanitari nella "social prescribing" ambientale: le soluzioni ambientali mostrano un effetto positivo moderato su depressione, ansia, stress e solitudine, e possono ridurre la ruminazione e i sintomi depressivi, in particolare nei giovani. Tali interventi, tuttavia, vengono esplicitamente indicati come complementari e non sostitutivi delle politiche di riduzione dell'inquinamento.