Le donne che hanno vissuto complicanze ostetriche (preeclampsia, parto pretermine, natimortalità o neonato piccolo per l'età gestazionale) sembrano più vulnerabili agli effetti negativi dello stress psicosociale sulla salute cardiovascolare, anche a distanza di anni dal parto. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Hypertension che ha valutato l'interazione tra traiettoria dello stress e pressione arteriosa nel periodo postpartum.
Lo studio ha misurato i livelli di stress percepito e la pressione arteriosa durante il primo e il terzo trimestre della prima gravidanza, e poi nuovamente a 2-7 anni dal parto. L'analisi ha evidenziato che nelle donne con esiti avversi della gravidanza, livelli di stress più elevati nel tempo erano associati a valori pressori mediamente superiori di circa 2 mmHg rispetto alle donne a basso stress, nel periodo di follow-up di 2-7 anni. Tale associazione non si osservava invece nelle donne senza complicanze ostetriche. Le donne con stress da moderato a elevato erano tendenzialmente più giovani (25-27 anni), avevano un BMI più alto e un livello di istruzione inferiore.
“Per le donne alla prima gravidanza con complicanze, livelli di stress più elevati nel tempo sono risultati associati a valori pressori più alti a 2-7 anni dal parto”, ha spiegato Virginia Nuckols, prima autrice dello studio “Questo suggerisce che queste donne possano essere più suscettibili agli effetti negativi dello stress sulla salute cardiaca, e che strategie di riduzione dello stress possano rivestire un ruolo importante nella protezione cardiovascolare a lungo termine”.
I meccanismi esatti attraverso cui lo stress determina un aumento pressorio selettivamente nelle donne con storia di complicanze ostetriche non sono ancora chiari. Gli autori ipotizzano il coinvolgimento di molteplici fattori e auspicano studi futuri che testino l'efficacia di interventi mirati sulla riduzione del rischio cardiovascolare in questa popolazione. Viene sottolineato che, sebbene la differenza pressoria osservata sia modesta (circa 2 mmHg), incrementi anche lievi della pressione arteriosa possono influenzare il rischio cardiaco nel lungo periodo, soprattutto in donne giovani.
Questo studio evidenzia il forte legame tra mente e cuore, sottolineando l’importanza della gestione dello stress, in particolare in una fase delicata come la gravidanza. Questo implica una gestione proattiva di questi fattori come parte integrante dell’assistenza ginecologica, come ribadito da Laxmi Mehta, presidente dell’American Heart Association on Clinical Cardiology, che ha affermato come la valutazione e la gestione dello stress dovrebbero essere integrate nella presa in carico delle pazienti con storia di outcome ostetrici avversi, affiancando il monitoraggio pressorio già raccomandato dalle linee guida.
Matteo Vian