Quasi la metà del tempo di lavoro degli oncologi ospedalieri viene oggi assorbita da attività burocratiche, sottraendo spazio alla cura e alla relazione con i pazienti. Su una settimana lavorativa di 38 ore, circa 19 vengono dedicate alla compilazione di moduli, all’inserimento di dati e alla gestione di procedure amministrative. È quanto emerge da un’analisi presentata a Roma in apertura del XXX Congresso nazionale del CIPOMO, il Collegio dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri. “Il carico burocratico che grava sull’attività degli oncologi medici ospedalieri rappresenta oggi uno dei principali fattori di criticità organizzativa del sistema sanitario, aggravato dalla crescente carenza di personale medico”, sottolinea Paolo Tralongo, presidente del CIPOMO. Per questo il collegio ha istituito un gruppo di lavoro sulla deburocratizzazione con l’obiettivo di formulare proposte concrete per semplificare le attività cliniche degli oncologi.
Lo studio, condotto su 24 schede rappresentative di 12 Regioni italiane, ha analizzato il percorso organizzativo che accompagna la prima visita oncologica, individuando i principali “colli di bottiglia” burocratici che rallentano il lavoro dei medici. Il quadro che emerge evidenzia come l’inefficienza non riguardi l’atto clinico in sé, ma tutte le attività amministrative che lo precedono e lo seguono. Secondo l’indagine, oltre l’86% delle attività che precedono la prima visita – come la verifica della documentazione clinica, la raccolta dei dati anagrafici e la gestione preliminare dei consensi – ha natura amministrativa e potrebbe essere delegato ad altre figure professionali con una diversa organizzazione del lavoro. Anche nella fase successiva alla visita il peso della burocrazia è rilevante: fino al 50% del tempo è occupato da adempimenti amministrativi che quasi il 90% degli oncologi considera delegabili. Tra questi, la compilazione delle schede AIFA, i registri di monitoraggio gestiti dall’Agenzia italiana del farmaco per tracciare l’utilizzo di alcuni medicinali e garantirne l’appropriatezza. La sproporzione tra tempo dedicato alla burocrazia e tempo riservato alla clinica, osservano gli specialisti, rischia di avere conseguenze rilevanti: meno spazio per le visite e per il dialogo con il paziente, inefficienze organizzative, aumento dei costi per il Servizio sanitario nazionale e possibile allungamento delle liste di attesa. A questo si aggiunge una crescente disaffezione verso la professione medica.
Per Luisa Fioretto, past president del CIPOMO e coordinatrice del gruppo di lavoro, la visita oncologica resta un momento “ad alta intensità clinica” che deve essere tutelato. “L’atto clinico è concentrato sulla relazione e sulla decisione terapeutica e necessita di tempi adeguati. Il problema è tutto ciò che lo circonda e che finisce per sottrarre tempo alla cura”, spiega. Tra le soluzioni proposte, checklist uniche prima della visita, strumenti digitali di pre-compilazione e sistemi informatici interoperabili a livello nazionale. Criticità emergono anche nella fase successiva alla visita.
“È qui che si concentra la maggiore variabilità organizzativa”, osserva Giuseppe Aprile, segretario del CIPOMO. Formalizzare responsabilità e procedure con un “pacchetto post-visita” standardizzato potrebbe ridurre ritardi e disomogeneità lungo il percorso di cura. Tra le proposte del gruppo di lavoro anche una revisione dei registri di monitoraggio dei farmaci.
Secondo Gianpiero Fasola, sarebbe necessario prevedere la chiusura tempestiva dei registri dopo periodi definiti di monitoraggio e valutare l’impatto clinico, economico e organizzativo di quelli non collegati ad accordi di rimborso.
Il modello organizzativo indicato dal CIPOMO punta infine su una delega strutturata delle attività non cliniche a figure professionali dedicate. “Non una delega generica – spiega l’economista sanitario Mario Del Vecchio – ma l’introduzione di profili professionali ibridi con competenze clinico-amministrative, in grado di liberare tempo medico e rendere il sistema più sostenibile”.
“Liberare il tempo medico dalle attività amministrative – conclude Tralongo – significa tutelare la qualità della decisione terapeutica e rendere il percorso oncologico più sicuro, più fluido e più equo su tutto il territorio nazionale”.