Una quota compresa tra il 72% e il 94% delle diagnosi di carcinoma papillare della tiroide potrebbe rappresentare sovradiagnosi. È la stima di uno studio di modellizzazione pubblicato su JAMA Network Open, che ha analizzato i dati epidemiologici statunitensi dal 1991 al 2019 utilizzando il registro SEER (Surveillance, Epidemiology, and End Results) del National Cancer Institute.
Secondo gli autori, guidati da David O. Francis, dell’University of Wisconsin, la diffusione dell’ecografia tiroidea e di altre tecniche di imaging avrebbe favorito la diagnosi di tumori di piccole dimensioni e a basso rischio clinico, senza un corrispondente beneficio in termini di mortalità. Nello stesso periodo, infatti, l’incidenza del carcinoma tiroideo negli Stati Uniti è aumentata del 250%, mentre la mortalità è rimasta sostanzialmente stabile.
Il modello statistico utilizzato nello studio ha stimato che la sovradiagnosi del carcinoma papillare tiroideo abbia riguardato una quota molto elevata dei casi diagnosticati nel periodo analizzato. In termini assoluti, gli autori calcolano che tra il 1991 e il 2019 siano stati sovradiagnosticati tra 443.212 e 573.705 casi nelle donne e tra 107.804 e 154.504 negli uomini.
La sovradiagnosi risulta significativamente più frequente nel sesso femminile. Il modello stima infatti una quota compresa tra il 75% e il 95% nelle donne e tra il 63% e il 90% negli uomini, con tassi assoluti più che tripli nella popolazione femminile.
Secondo gli autori, uno dei principali fattori che alimentano questo fenomeno è rappresentato dall’uso diffuso dell’ecografia tiroidea per noduli non palpabili. Il modello suggerisce che una riduzione degli invii all’ecografia in questi casi potrebbe tradursi in una diminuzione significativa delle diagnosi di carcinoma papillare tiroideo. In particolare, una riduzione del 33% delle ecografie potrebbe portare a un calo del 17% dell’incidenza, mentre una riduzione del 67% potrebbe determinare una diminuzione del 41%.
Gli autori sottolineano che una certa quota di sovradiagnosi è inevitabile nella pratica clinica, ma che i livelli osservati indicano un margine di miglioramento nell’appropriatezza degli accertamenti diagnostici. Ridurre l’uso dell’ecografia per noduli non palpabili, osservano, potrebbe diminuire il numero di diagnosi di tumore e il conseguente carico psicologico e terapeutico per i pazienti, senza compromettere la salute della popolazione.
In un editoriale di accompagnamento, Erik K. Alexander, del Mass General Brigham di Boston, concorda sul fatto che il carcinoma tiroideo sia spesso sovradiagnosticato, ma sottolinea che l’ecografia rimane uno strumento fondamentale nella valutazione dei noduli tiroidei e nella stratificazione del rischio. Secondo l’editoriale, un approccio più selettivo e il ricorso alla sorveglianza attiva potrebbero contribuire a ridurre interventi non necessari.