Le donne con storia di HSIL cervicale (High-grade Squamous Intraepithelial Lesion) in età adolescenziale o giovanile mostrano un rischio significativamente più elevato di malattia cardiovascolare e di mortalità rispetto alla popolazione generale. È la conclusione di uno recentemente pubblicato su JAMA Oncology.
Studi precedenti avevano già suggerito un legame tra infezione da HPV e rischio cardiovascolare elevato, ma le donne giovani con HSIL cervicale erano state raramente incluse nelle coorti di cardio-oncologia, concentratesi tradizionalmente su tumori solidi già diagnosticati e trattati con chemioterapia o radioterapia.
Lo studio è stato condotto utilizzando i registri sanitari nazionali svedesi, identificando adolescenti e giovani adulte con diagnosi pregressa di HSIL cervicale e confrontandole con controlli senza tale storia. L'analisi statistica ha tenuto conto di una serie di variabili confondenti rilevanti, tra cui fumo, obesità e altri fattori di rischio cardiovascolare noti. Il follow-up ha consentito di rilevare l'incidenza di eventi cardiovascolari maggiori e la mortalità per tutte le cause nel corso degli anni successivi alla diagnosi di HSIL.
Nel dettaglio, le donne con storia di HSIL presentano un rischio di malattia cardiovascolare aumentato del 20% rispetto ai controlli, con punte particolarmente elevate per l'infarto del miocardio (+58%), lo scompenso cardiaco (+38%) e la malattia cerebrovascolare (+42%). Anche la mortalità per tutte le cause risulta significativamente più alta nel gruppo HSIL rispetto ai controlli (3,1% vs 2,1%), con un hazard ratio di 1,52, mentre la mortalità cardiovascolare specifica mostra un incremento del 49%.
Il segnale riguarda in modo trasversale le diverse categorie di eventi cardiovascolari considerate nell'analisi, con un pattern di rischio che emerge precocemente e in una fascia di età in cui la patologia cardiovascolare è tradizionalmente ritenuta rara. Parallelamente, la mortalità per tutte le cause risulta più elevata nelle donne con storia di HSIL rispetto ai controlli, confermando che il surplus di rischio non si esaurisce sul piano oncologico.
I risultati suggeriscono quindi che le implicazioni sistemiche dell'infezione da HPV ad alto rischio si estendano ben oltre l'oncogenesi cervicale.
Sebbene il meccanismo esatto non sia ancora definitivamente chiarito, gli autori indicano tre filoni fisiopatologici principali come possibile spiegazione del legame osservato. Il primo riguarda lo stato infiammatorio persistente associato all'infezione da HPV ad alto rischio: l'attivazione cronica del sistema immunitario e la risposta infiammatoria sostenuta possono promuovere la disfunzione endoteliale e accelerare i processi aterosclerotici già in età giovanile. Il secondo filone punta alla disregolazione immunitaria HPV-mediata, con effetti sistemici che travalicano il microambiente cervicale. Il terzo riguarda la possibile condivisione di fattori di rischio sottostanti — abitudine al fumo in primo luogo — comuni a HSIL e malattia cardiovascolare, anche se l'associazione si mantiene dopo aggiustamento per questi elementi.
Il messaggio per il clinico che gestisce la paziente con HSIL è chiaro: la sorveglianza non dovrebbe limitarsi al controllo della progressione oncologica cervicale, ma dovrebbe integrare una valutazione attiva del profilo di rischio cardiovascolare. In pratica ciò potrebbe tradursi nello screening per ipertensione arteriosa, dislipidemia e diabete, nel counseling sullo stile di vita, con attenzione particolare alla cessazione del fumo e, in casi selezionati, in un percorso multidisciplinare condiviso tra ginecologi, ostetrici, cardiologi e medici di medicina generale. L'obiettivo finale è evitare che la diagnosi di HSIL rimanga un evento circoscritto alla sfera ginecologica, quando invece potrebbe rappresentare un indicatore precoce di vulnerabilità sistemica che richiede un approccio clinico più ampio e coordinato.