Clinica
Infarto
05/03/2026

Dissecazione spontanea dell’aorta e infarto: più comune nelle giovani donne. Fattori di rischio e strategie d’intervento

I dati mostrano che la SCAD colpisce prevalentemente donne giovani e in menopausa: lo stent non migliora gli esiti nella maggior parte dei casi, mentre stress mentale e depressione emergono come fattori chiave

infarto donna

La dissecazione spontanea delle arterie coronariche (SCAD) è una condizione ancora spesso sottodiagnosticata che colpisce prevalentemente donne giovani e in buona salute e richiede un approccio terapeutico diverso rispetto all'infarto da aterosclerosi. Sono questi i messaggi chiave emersi da una presentazione all'EAPCI Summit 2026 che ha mostrato l’analisi dei dati del registro nazionale prospettico serbo sulla SCAD.

La SCAD è una condizione d'emergenza in cui uno strato interno di un'arteria coronarica si lacera spontaneamente, separandosi dallo strato esterno. Il sangue che si accumula nello spazio creato dall'ematoma intraluminale riduce il flusso coronarico fino a provocare un infarto miocardico. A differenza dell'infarto aterosclerotico, la SCAD colpisce tipicamente pazienti giovani, senza i classici fattori di rischio cardiovascolare. Nonostante la sua rilevanza clinica, restano ancora pochi trial randomizzati in grado di definire il trattamento ottimale.

Lo studio ha arruolato 123 pazienti in 14 centri di cardiologia interventistica serbi tra novembre 2021 e novembre 2024. In totale 27 paziente sono stati studiati retrospettivamente e 96 prospettivamente.

L'analisi ha evidenziato come l'85,4% dei pazienti era di sesso femminile, con un'età media di 47,5 anni. Il 6,7% era in gravidanza o nel periodo post-partum, mentre il 36,2% era in menopausa. I fattori di rischio più frequenti erano ipertensione (49,6%) e dislipidemia (46,3%). Dove noti, i fattori scatenanti più comuni erano lo stress mentale (38,5%), seguito dallo stress fisico (10,7%). L'imaging intracoronarico è stato utilizzato per confermare la diagnosi nel 26% dei casi.
Il 58,5% dei pazienti è stato trattato con sola terapia medica, mentre il 41,5% ha ricevuto una rivascolarizzazione percutanea (PCI), con impianto di stent nel 28,5% del totale. La doppia terapia antiaggregante è stata somministrata al 58,5% dei pazienti, l'eparina a basso peso molecolare al 56,9%.

Durante il ricovero, il 23,6% dei pazienti ha registrato un evento avverso cardiovascolare maggiore (MACE), con una mortalità intraospedaliera dell'8,1%. Nei 30 giorni successivi alla dimissione, il tasso di MACE è sceso al 18,1%, con una mortalità dello 0,8%. Dato clinicamente rilevante: il 62,2% dei pazienti ha mostrato una risoluzione completa della SCAD a 30 giorni. I predittori indipendenti di MACE sono risultati l'impianto di stent e la presenza di depressione.

«La SCAD si risolve spesso spontaneamente e l'impianto di stent non si è dimostrato vantaggioso nella maggior parte dei pazienti», ha sottolineato la prof.ssa Svetlana Apostolović dell'University Clinical Center di Niš (Serbia). «Un approccio conservativo basato su betabloccanti, terapia antipertensiva, riabilitazione cardiaca e supporto psicologico può migliorare gli esiti e ridurre l'impatto sulla qualità di vita. L'imaging intracoronarico si conferma fondamentale per una diagnosi accurata». La ricercatrice ha tuttavia ribadito la necessità di ulteriori studi e trial dedicati per definire standard terapeutici condivisi in questa condizione ancora troppo poco conosciuta.

Matteo Vian

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