È nato il primo registro multicentrico e prospettico nazionale dedicato esclusivamente allo studio delle sindromi coronariche acute (SCA) nella popolazione femminile.
Le nelle donne restano ancora oggi sottodiagnosticate e sottorappresentate nei trial clinici. A fare luce su questo gap è il registro italiano GEDI-ACS (Gender, Diversity and Inclusion–Acute Coronary Syndromes). I dati preliminari, relativi alle prime 68 pazienti arruolate, sono stati presentati all'EAPCI Summit 2026, il nuovo evento organizzato dall'European Association of Percutaneous Cardiovascular Interventions.
Lo studio coinvolge quattro centri di eccellenza – l'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, l'AOU Federico II di Napoli, il Centro Cardiologico Monzino e la Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – con l'obiettivo di includere pazienti con diverso background geografico, socioeconomico e culturale. La casistica target finale includerà almeno 100 donne con diagnosi di STEMI, NSTEMI o angina instabile.
Per l'86% delle pazienti, la SCA rappresentava il primo evento cardiovascolare. Il dolore toracico era il sintomo d'esordio nel 88,2% dei casi. In termini di tipologia, il 38,2% presentava STEMI, il 36,8% NSTEMI e il 25% angina instabile. Da segnalare l'elevata frequenza di MINOCA (Myocardial Infarction with Non-Obstructive Coronary Arteries), riscontrata nel 38,2% delle pazienti: una condizione ancora priva di un percorso terapeutico standardizzato e condiviso.
Gli esiti a breve termine sono stati favorevoli: nessun decesso, ictus o reinfarto nei primi 30 giorni. L'11,3% ha presentato recidiva di dolore toracico.
Dai dati delle prime 68 donne si evidenzia un'altissima prevalenza di fattori di rischio cardiovascolare tradizionali: dislipidemia nell'83,6% dei casi, ipertensione nel 77,9%, storia di fumo nel 50%. Ma è il quadro delle comorbidità non cardiache a emergere con forza: il 32,3% delle donne riferisce un'anamnesi di aborto spontaneo, il 16,2% menopausa precoce, il 32,2% malattie autoimmuni, il 16,2% una storia oncologica. Quasi la metà del campione (42,6%) presentava ansia o depressione.
Un dato trasversale di rilievo clinico-organizzativo: l'85,3% delle pazienti aveva una bassa alfabetizzazione sanitaria (health literacy), elemento che potrebbe influire significativamente sull'aderenza terapeutica e sulla capacità di riconoscere i sintomi.
“Le SCA spesso rappresentano il primo evento cardiovascolare nelle donne”, commenta la dott.ssa Francesca Napoli dell'IRCCS San Raffaele. “La coesistenza di comorbidità non cardiache come aborto spontaneo e menopausa precoce offre spunti per personalizzare le strategie preventive. L'elevata frequenza di MINOCA e i livelli significativi di ansia/depressione, unitamente alla scarsa alfabetizzazione sanitaria, sono elementi che dobbiamo tenere in considerazione per supportare meglio le donne nel percorso di recupero”.
A livello strategico, il registro integrerà dati clinici, genetici e molecolari per approfondire i meccanismi di malattia. “L'obiettivo finale”, conclude la prof.ssa Alaide Chieffo, Principal Investigator del GEDI-ACS e Presidente EAPCI, è contribuire a un approccio più preciso, personalizzato e inclusivo alla cura delle SCA nelle donne”.