Contro l'obesità pediatrica non bastano dieta e movimento: serve un intervento precoce, multidisciplinare e radicato nella famiglia, che agisca anche su cervello, abitudini e funzioni cognitive per ripristinare i meccanismi centrali di regolazione dell'appetito e della spesa energetica. È la strategia messa a punto dal progetto Resilient (PNRR-Mad-2022-12376459) dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, finanziato dall'Unione Europea con fondi PNRR e realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa e con l'Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno. I risultati, ottenuti su 120 bambini, confermano l'efficacia dell'approccio e aprono nuove prospettive terapeutiche in una condizione che in Italia riguarda quasi un bambino su tre.
Secondo i dati più recenti del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell'Istituto Superiore di Sanità, il 29,7% dei bambini italiani presenta un eccesso ponderale: il 19% è in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% con obesità grave. Percentuali che, pur in lieve flessione, restano tra le più alte in Europa.
Il percorso terapeutico ha avuto una durata complessiva di 5 mesi. Nelle prime 8 settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo, seguiti da una fase di consolidamento meno intensiva. Un sottogruppo ha preso parte a un training cognitivo computerizzato con esercizi adattivi per potenziare attenzione e memoria, che ha mostrato benefici aggiuntivi in particolare su sonno e capacità di autoregolazione. Il team era composto da endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici.
La scelta della fascia d'età non è casuale. In questa fase della vita il cervello – organo che controlla appetito, sazietà e spesa energetica – è ancora in piena fase di plasticità. Agire su stili di vita e funzioni cognitive in questo periodo consente di reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, con la possibilità di correggere la condizione dismetabolica in modo duraturo, in alcuni casi potenzialmente definitivo.
«Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica», sottolinea la dott.ssa Melania Manco, coordinatrice dello studio. «Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia».
Al termine del percorso, l'intera popolazione inclusa nello studio ha mostrato un miglioramento generalizzato di tutte le variabili considerate: composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo, controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali e abilità cognitive. L'utilizzo di sessioni da remoto e strumenti digitali rende il modello potenzialmente replicabile su larga scala, abbassando le barriere di accesso per famiglie e centri clinici.
La dimensione cognitiva e comportamentale è centrale. La dott.ssa Deny Menghini, responsabile di Psicologia conclude: «L'obesità infantile è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive. I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano».