Il 68,3% degli occupati italiani riferisce forme di stanchezza psicofisica ed emotiva legate al lavoro. Il dato emerge dal 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, presentato a Roma, che analizza percezioni, bisogni e cambiamenti nel rapporto tra lavoro e benessere personale.
Secondo il rapporto, la richiesta di maggiore equilibrio tra vita privata e lavoro rappresenta un tema centrale. L’88,2% degli occupati considera il tempo per sé e per il proprio benessere un diritto, mentre il 71,3% ritiene possibili riduzioni dell’orario di lavoro, come la settimana di quattro giorni, grazie alle condizioni tecnologiche ed economiche attuali. La quota sale all’82,8% tra i lavoratori di età compresa tra 18 e 34 anni.
L’indagine evidenzia anche una ridefinizione del significato attribuito al lavoro. Per il 64,7% dei dipendenti il lavoro viene percepito prevalentemente come fonte di reddito e al 44,7% appare più un obbligo che una passione. Parallelamente, il 55,1% non considera la carriera una priorità nella propria vita, mentre oltre la metà degli intervistati preferirebbe lavorare in un’azienda con valori condivisi anche a fronte di una retribuzione inferiore.
Il tema della disconnessione emerge come elemento rilevante per il benessere psicologico. Il 45,8% degli occupati dichiara che ricevere comunicazioni fuori orario genera ansia e il 43,9% ha adottato comportamenti di “right to disconnect”, con una quota più elevata tra i giovani (57,7%). Tuttavia, quasi metà dei lavoratori continua a rispondere a messaggi e richieste lavorative anche al di fuori dell’orario previsto.
Il rapporto segnala inoltre criticità sul piano della gratificazione e dell’autonomia professionale. Il 57,7% degli occupati ritiene la retribuzione non adeguata al lavoro svolto e il 78,9% non si sente sufficientemente valorizzato, mentre il 62,2% riferisce livelli di autonomia limitati.
Sul versante della salute mentale, oltre alla stanchezza psicofisica, il 54% dei lavoratori riferisce di aver sperimentato almeno una volta ergofobia, ovvero timore legato al recarsi al lavoro, e il 21,7% segnala sintomi riconducibili alla sindrome dell’impostore. L’indagine evidenzia anche un crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività professionali (36,7%) accompagnato da timori di sostituzione occupazionale nel 42,6% dei dipendenti.
I risultati del Rapporto Censis-Eudaimon, realizzato con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin, sono stati presentati da Sara Lena, ricercatrice Area Consumi, Mercati e Welfare del Censis, nell’ambito di un confronto istituzionale dedicato al welfare aziendale e alle condizioni di lavoro. Tra i temi discussi, l’evoluzione dei modelli organizzativi, il ruolo delle politiche di benessere e l’impatto delle trasformazioni digitali sul vissuto occupazionale.