Una review su Nature Reviews Disease Primers analizza il Neuro-Covid e le sequele neurologiche del Long Covid, con particolare attenzione ai disturbi cognitivi. Allo studio ha contribuito l’Università degli Studi di Milano, con i neurologi Tommaso Bocci, professore associato di Neurologia, e Alberto Priori, professore ordinario di Neurologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia.
I disturbi cognitivi e neuropsichiatrici persistenti dopo l’infezione da SARS-CoV-2 rappresentano una delle principali criticità per la salute cerebrale nella fase post-pandemica. La review fa il punto sul Neuro-Covid, evidenziando sintomi, limiti delle cure disponibili e priorità cliniche e di ricerca.
Secondo gli autori, il Long Covid interessa a livello globale una quota rilevante di persone infettate, con stime comprese tra il 5% e il 20% nella popolazione generale e fino al 50% nei pazienti ospedalizzati. Tra i sintomi neurologici più frequenti vengono riportati disturbi cognitivi e della memoria, affaticamento persistente, cefalea, alterazioni del sonno, neuropatie e manifestazioni neuropsichiatriche come ansia e depressione, con un impatto significativo sulla qualità della vita e sulla capacità lavorativa.
La review sottolinea che la diagnosi resta prevalentemente clinica, in assenza di biomarcatori validati, e che non esistono terapie specifiche per il Neuro-Covid. La gestione attuale si basa su un approccio multidisciplinare e sul trattamento dei singoli sintomi, con percorsi di cura ancora eterogenei tra Paesi e sistemi sanitari.
Gli autori individuano quattro priorità principali: standardizzare definizioni e strumenti di valutazione, chiarire i meccanismi biologici alla base delle sequele neurologiche, avviare studi clinici mirati e rafforzare modelli di presa in carico a lungo termine, con attenzione alle disuguaglianze di accesso alle cure.
«Questo articolo riconosce il ruolo dell’infezione da COVID-19 su diverse manifestazioni dell’attività del sistema nervoso, da quelle psicologiche a quelle che interessano i nervi periferici, fornendo uno strumento di riferimento a livello internazionale», afferma Tommaso Bocci.
Nel lavoro viene inoltre richiamata la necessità di un monitoraggio neurologico nel tempo. «Diverse evidenze scientifiche indicano che il COVID-19 può rappresentare una “tempesta perfetta” per attivare meccanismi coinvolti nei processi neurodegenerativi», sottolinea Alberto Priori, che richiama l’importanza di percorsi dedicati e di programmi di sorveglianza neurologica nel lungo periodo.
La review conclude evidenziando come il Neuro-Covid rappresenti una sfida clinica e organizzativa ancora aperta, che richiede integrazione tra assistenza, ricerca e sanità pubblica nella fase post-emergenziale.