Nelle gravidanze in cui la madre presenta una o più patologie croniche, il rischio di morbosità neonatale grave o mortalità aumenta in modo progressivo con il numero delle condizioni cliniche presenti. È quanto emerge da uno studio di coorte canadese pubblicato su JAMA Network Open, basato sull’analisi di 1.018.968 nati singoli in Ontario nel periodo 2012–2021.
Rispetto alle gravidanze senza condizioni croniche materne, il rischio relativo aggiustato risulta pari a 1,26 in presenza di una patologia, 1,58 con due patologie e 2,01 con tre o più condizioni. Un incremento ancora più marcato è stato osservato per alcune categorie cliniche: le condizioni cardiometaboliche sono associate a un rischio relativo di 2,67, le condizioni complesse a 1,97 e le condizioni severe a 3,11.
Andamenti simili sono stati rilevati anche per altri esiti avversi, tra cui parto pretermine spontaneo, parto pretermine indotto dal clinico e anomalie congenite.
Lo studio, coordinato da Hilary Brown, PhD, dell’Università di Toronto, ha utilizzato dati amministrativi del sistema sanitario provinciale e ha considerato ventidue patologie croniche, tra cui diabete, ipertensione cronica, obesità, asma, malattie cardiovascolari, insufficienza renale, disturbi dell’umore e dell’ansia, sclerosi multipla, lupus eritematoso sistemico e infezione da HIV. Nel campione analizzato, il 63,5% dei neonati è nato da madri senza patologie croniche, il 27,2% da madri con una condizione, il 7,2% con due condizioni e il 2,1% con tre o più condizioni. Complessivamente, circa il 16% delle donne in gravidanza presenta multimorbilità.
Secondo gli autori, l’associazione osservata rafforza l’importanza di ridurre i fattori di rischio per le malattie croniche e di ottimizzare la gestione clinica già nella fase pre-concezionale. In un commento a MedPage Today, Brown ha sottolineato che la crescente diffusione della multimorbilità rende necessario trattare la persona in gravidanza in modo integrato, con un migliore coordinamento e una comunicazione più efficace tra i diversi professionisti coinvolti nella presa in carico.
Un commento esterno è arrivato da Nikki Zite, MD, MPH, professoressa di ostetricia e ginecologia presso la University of Tennessee Graduate School of Medicine, che ha evidenziato il ruolo dell’accesso alla contraccezione e dei programmi di ottimizzazione della salute prima della gravidanza per migliorare gli esiti materni e neonatali.
Gli autori segnalano alcuni limiti, tra cui l’esclusione delle donne prive di copertura assicurativa nei due anni precedenti al parto e la possibile sottostima di alcune patologie legata all’uso di algoritmi amministrativi.