Solo un’alta copertura vaccinale, superiore all’80%, è in grado di garantire un forte effetto gregge contro l’incidenza di lesioni cervicali ad alto grado (HSIL+) indotte dal papillomavirus umano (HPV). Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato su The Lancet Public Health.
La ricerca ha seguito donne svedesi nate tra il 1985 e il 2000 e ha valutato come diversi livelli di copertura vaccinale nella popolazione influenzino la protezione indiretta delle donne non vaccinate. L’HPV è un’infezione sessualmente trasmessa comune ed è una causa necessaria del carcinoma cervicale. Sebbene l’efficacia della vaccinazione HPV nel ridurre le lesioni cervicali sia ben documentata, l’entità degli effetti indiretti nelle popolazioni non vaccinate era finora poco chiara.
Lo studio ha incluso 857.168 donne seguite dall’età di 10 anni, o da gennaio 2006, fino al primo evento tra: eventuale vaccinazione HPV, diagnosi di HSIL+ istologicamente confermata, morte, raggiungimento dei 35 anni o 31 dicembre 2022. L’outcome clinico considerato è stato la diagnosi di HSIL+ o il decesso.
Le partecipanti sono state raggruppate in coorti di nascita esposte a differenti programmi di vaccinazione HPV. La coorte 1985–88, utilizzata come riferimento, era stata vaccinata prevalentemente in modo sporadico e in età avanzata, con una copertura del 6%. Le coorti 1989–92, 1993–98 e 1999–2000 hanno invece partecipato a programmi via via più strutturati, con vaccinazioni somministrate a età sempre più giovani, fino alla vaccinazione in ambito scolastico. Le coperture vaccinali erano pari a circa il 25%, il 55% e oltre l’80% rispettivamente.
Durante il periodo di studio sono stati identificati 42.274 casi di HSIL+, con un tasso di incidenza di 4,46 casi per 1.000 persone-anno. Nelle donne vaccinate in modo sporadico, tramite programmi sovvenzionati o campagne di recupero (catch-up), l’incidenza delle lesioni cervicali di alto grado (HSIL+) tende ad aumentare con l’età in modo simile tra i diversi gruppi. Un quadro diverso emerge per le donne che hanno ricevuto la vaccinazione in ambito scolastico, che mostrano tassi di HSIL+ costantemente più bassi rispetto alle altre coorti.
Considerando il rapporto di incidenza (incidence rate ratio, IRR) a età costante, la coorte 1989-92 (che ha iniziato a prendere parte a vaccinazioni strutturate in età più avanzata) presenta un valore di 1,18, indicando un rischio più elevato rispetto alla coorte di riferimento. Al contrario, nelle coorti con vaccinazione scolastica l’IRR è pari a 0,53, valore che corrisponde a una riduzione del rischio del 47%.
Analizzando l’andamento del rischio nel tempo, nelle donne vaccinate tramite programmi sovvenzionati o di catch-up il rischio di sviluppare HSIL+ è più elevato nei primi anni dell’età adulta, aumenta ulteriormente intorno ai 25 anni e tende poi a ridursi. Al contrario, nelle coorti con vaccinazione in età scolastica si sono evidenziati rischi nettamente inferiori rispetto agli altri gruppi (IRR 0,53), che rimangono costanti nel durare della vita.
Lo studio ha rilevato forti effetti di gregge nelle femmine nate nel periodo 1999-2000 (con vaccinazione scolastica e tassi superiori all’80%), con tassi di incidenza di HSIL+ costantemente inferiori già a partire dalla donne nate nel periodo 1985-88. Nella coorte di nascita 1993-1998, i tassi di incidenza (IRR) sono inizialmente diminuiti, per poi aumentare all'età di 24 e 29 anni, per poi diminuire ulteriormente.
I risultati indicano una riduzione significativa di HSIL+ anche tra le donne non vaccinate appartenenti alle coorti ad alta copertura, soprattutto quando protette in età giovanile, mentre vi erano scarse evidenze di effetti protettivi indiretti nelle coorti meno vaccinate o vaccinate in età più avanzata.
Matteo Vian