I farmaci antiobesità agonisti del GLP-1 potrebbero diventare coadiuvanti nel trattamento dei disturbi psichiatrici, contribuendo a contrastare l’aumento di peso legato agli psicofarmaci e, potenzialmente, a ridurre il rischio di depressione maggiore e disturbo bipolare. Le evidenze sono state presentate al XXVII Congresso nazionale della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf), conclusosi il 30 gennaio a Milano, durante una sessione dedicata all’interazione tra metabolismo e salute mentale.
Secondo i relatori, gli agonisti del recettore del peptide-1 glucagone-simile, come semaglutide, liraglutide e tirzepatide, hanno già dimostrato efficacia nel diabete e nell’obesità e mostrano ora evidenze iniziali di interesse anche in ambito neuropsichiatrico. Un primo filone riguarda il controllo dell’aumento di peso indotto da antipsicotici, fattore che incide sull’aderenza terapeutica e sul rischio di complicanze metaboliche.
I dati presentati includono uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry, condotto dall’Ospedale universitario Charité di Berlino, che ha valutato l’impiego di semaglutide e liraglutide in pazienti in terapia antipsicotica. In 24 settimane, l’uso di semaglutide è stato associato a una riduzione media del peso corporeo dell’8%, mentre con liraglutide la riduzione è stata di circa 5%. Nel gruppo trattato con metformina, considerata lo standard attuale, il peso è risultato sostanzialmente stabile. Secondo la Sinpf, il controllo dell’iperfagia indotta da psicofarmaci potrebbe ridurre il rischio di diabete e malattie cardiovascolari nei pazienti psichiatrici.
Un secondo filone di ricerca, discusso sulla base di uno studio pubblicato su BMC Psychiatry, amplia il possibile ruolo del sistema GLP-1 oltre la gestione del peso. La ricerca, condotta dalla Seoul National University Biomedical Informatics su oltre 360.000 persone, ha utilizzato la randomizzazione mendeliana per esplorare il nesso genetico tra l’attività del recettore GLP-1 e i disturbi psichiatrici. I risultati indicano che una maggiore attività genetica del recettore è associata a una riduzione del rischio di depressione maggiore e disturbo bipolare, suggerendo un coinvolgimento diretto del sistema GLP-1 nei circuiti della regolazione affettiva.
Per la Sinpf, queste evidenze rafforzano l’ipotesi di una psichiatria di precisione, in cui i farmaci metabolici possano affiancare le terapie tradizionali, migliorando tollerabilità e aderenza ai trattamenti. L’integrazione tra approccio metabolico e psichiatrico, sottolineano gli esperti, potrebbe consentire una presa in carico più completa del paziente, stabilizzando sia il profilo metabolico sia i sintomi psichiatrici.
Gli esperti richiamano tuttavia alla prudenza: le evidenze sul versante dei disturbi dell’umore restano preliminari e non si traducono, allo stato attuale, in nuove indicazioni terapeutiche. Il tema apre però a ulteriori studi clinici e a un confronto interdisciplinare tra psichiatria, endocrinologia e medicina interna.