Il concetto di “solipsismo” come possibile chiave di lettura di alcuni comportamenti di leader politici, tra cui il presidente americano Donald Trump, è stato richiamato da Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf), durante il XXVII Congresso nazionale Sinpf, in corso a Milano.
Mencacci ha chiarito che non si tratta di una diagnosi psichiatrica: “Esiste una regola etica molto chiara in psichiatria: non si può attribuire una diagnosi a una persona che non è stata valutata direttamente. Tuttavia, è legittimo discutere di modelli comportamentali quando questi sono già oggetto di un ampio dibattito scientifico internazionale”.
Secondo il relatore, accanto all’ipotesi di disturbo narcisistico di personalità, alcuni studiosi fanno riferimento al solipsismo. “Il solipsista è una persona che diventa l’unico punto di riferimento di sé stessa. A differenza del narcisista, non tenta neppure di sedurre o compiacere gli altri: semplicemente non riesce a riconoscerne l’esistenza come soggetti autonomi”.
Questo modello, non patologico, può aiutare a interpretare tratti come difficoltà nel rispetto delle regole, disprezzo delle norme sociali, tendenza alla menzogna, irritabilità e ridotta empatia, elementi descritti nella letteratura psichiatrica. Mencacci ha richiamato anche il tema della disinibizione e del controllo degli impulsi: “Molti colleghi hanno evidenziato come l’assenza di filtri nel linguaggio e nei comportamenti pubblici possa suggerire una disfunzione dei lobi frontali, anche se si tratta di ipotesi teoriche”.
Il tema, ha concluso, riguarda le ricadute collettive dei comportamenti di chi esercita il potere: “Caratteristiche che possono apparire come tratti individuali diventano un problema quando influenzano decisioni che hanno ricadute planetarie. È importante saper leggere i segnali, senza banalizzazioni”.