L’uccisione di un paziente da parte di un altro paziente in attesa di inserimento in una Rems, avvenuta in un reparto di psichiatria a Rieti, riporta al centro le criticità nella gestione delle misure di sicurezza in ambito sanitario. Gli psichiatri Emi Bondi, presidente del Coordinamento nazionale dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, e Giancarlo Cerveri chiedono, in una nota, una riforma della legge 81 del 2014 per garantire cure appropriate e condizioni di sicurezza per pazienti e operatori.
«Un altro paziente in attesa di Rems ricoverato in un reparto di psichiatria commette un omicidio. Come tre anni fa a Pisa», ricordano, facendo riferimento alla morte della psichiatra Barbara Capovani. Secondo Bondi e Cerveri, i reparti ospedalieri di psichiatria sono spesso costretti a trattenere persone socialmente pericolose «senza tutele, senza risorse dedicate, senza possibilità di garantire cure e sicurezza».
Gli esperti richiamano dati ministeriali che indicano i reparti di psichiatria come tra i luoghi ospedalieri più esposti al rischio di aggressioni. A fronte di questo quadro, osservano, il sistema tende a concentrarsi su responsabilità individuali o su singoli aspetti clinici, senza affrontare in modo strutturale il problema organizzativo e normativo.
La chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari viene definita una scelta corretta sul piano dei principi, ma realizzata, secondo i due psichiatri, senza un adeguato investimento in strutture e modelli alternativi. Le persone coinvolte nei percorsi di detenzione e cura sarebbero state progressivamente trasferite sui servizi di salute mentale, senza una valutazione sufficiente dell’impatto sul sistema sanitario, sulla sicurezza dei pazienti già in carico e sulle condizioni di lavoro degli operatori.
Un ulteriore elemento critico riguarda l’assenza di dati certi. Non esistono numeri consolidati sulle persone in lista d’attesa per le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza collocate temporaneamente in altri contesti, né sul numero di soggetti non imputabili e socialmente pericolosi presenti sul territorio nazionale in regime di libertà vigilata.
Nel confronto con altri Paesi europei, come Germania e Gran Bretagna, Bondi e Cerveri sottolineano l’esistenza di strutture dedicate ai pazienti autori di reato con gravi patologie psichiatriche, pensate per assicurare contemporaneamente cure adeguate e livelli di sicurezza per pazienti e operatori.
Alla luce di queste criticità, gli psichiatri sollecitano l’avvio di un percorso di revisione della legge 81 del 2014, richiamando anche le indicazioni della Corte costituzionale. Come Società italiana di psichiatria (Sip), dichiarano la disponibilità a contribuire con proposte e strategie operative.