Per anni la protesi di ginocchio primaria è stata presentata come un intervento risolutivo. Oggi la pratica clinica racconta una storia diversa: le revisioni di protesi di ginocchio sono in aumento e non rappresentano più un evento raro, ma una conseguenza prevedibile dell’espansione delle indicazioni, dell’abbassamento dell’età media dei pazienti e dell’incremento delle aspettative funzionali.
La prima domanda da porsi è quando intervenire: non sempre il dolore giustifica una revisione, così come non ogni alterazione radiografica richiede un reintervento. Nella pratica quotidiana, l’indicazione viene talvolta anticipata o ritardata fino a rendere l’intervento più complesso e meno efficace. Il timing della revisione è una decisione critica, che richiede esperienza, capacità diagnostica e onestà intellettuale.
Il perché del fallimento è spesso noto: mobilizzazione asettica, instabilità, malallineamento, usura precoce, infezione. Molti insuccessi nascono da una pianificazione iniziale inadeguata, da indicazioni troppo estese o dalla sottovalutazione delle criticità del paziente. In questo senso, la revisione diventa anche un indicatore di qualità della chirurgia primaria.
E con quali risultati? I dati mostrano che la chirurgia di revisione può offrire un miglioramento funzionale significativo, ma con esiti meno prevedibili rispetto alla primaria e con un tasso di complicanze decisamente più elevato.
La chirurgia di revisione è un intervento ad alta complessità che richiede competenze dedicate, volumi adeguati, impianti specifici e una gestione multidisciplinare.
Conoscere l’epidemiologia delle cause di fallimento diventa una guida pratica per prevenire errori, ottimizzare la durata degli impianti e migliorare la soddisfazione del paziente.
L’importanza della pianificazione preoperatoria con TC, analisi dei tessuti molli, valutazione dei difetti assiali e gestione dei mezzi di sintesi preesistenti sono elementi chiave per ridurre i rischi e aumentare le probabilità di successo. Il chirurgo deve prevedere ogni ostacolo e avere sempre un piano di riserva, fino alla disponibilità di impianti a vincolo massimo come soluzione di salvataggio.
Le criticità affrontate durante la revisione come fratture, lesioni legamentose e perdite ossee non sono eventi isolati, ma spesso interconnessi e capaci di determinare il successo o il fallimento dell’impianto. La gestione ottimale richiede strategia, esperienza e strumenti dedicati.
Oggi non è più possibile ignorare come l’innovazione stia trasformando la chirurgia di revisione. Robotica, protesi custom, mascherine di taglio personalizzate e intelligenza artificiale contribuiscono ad aumentare precisione, sicurezza e riproducibilità degli interventi. La tecnologia non sostituisce l’esperienza del chirurgo, ma la potenzia, rendendo possibile affrontare casi complessi con strumenti fino a pochi anni fa impensabili.
Nel loro insieme, gli articoli di questo volume disegnano la chirurgia della revisione protesica di ginocchio come una disciplina complessa, esigente e in continua evoluzione. La sfida non è solo tecnica, ma culturale e organizzativa. Prevenire il fallimento, centralizzare i casi complessi, aggiornarsi sulle nuove tecnologie e pianificare con rigore sono passaggi obbligati per garantire risultati coerenti con le aspettative dei pazienti e con le potenzialità della chirurgia moderna.
Marta Bandino