Clinica
Cardiologia
22/01/2026

Tachicardie ventricolari refrattarie, radioterapia stereotassica riduce le recidive. Lo studio italiano

Lo studio STRA-MI-VT del Monzino e Ieo mostra una riduzione superiore all’80% delle terapie ICD a un anno in pazienti con tachicardie ventricolari non candidabili ad ablazione

Cardiologo cuore

Una singola seduta di radioterapia stereotassica ha ridotto in modo significativo le recidive di tachicardia ventricolare in pazienti con aritmie refrattarie alle terapie standard e non candidabili ad ablazione transcatetere. È il risultato dello studio clinico prospettico STRA-MI-VT, condotto dal Centro Cardiologico Monzino IRCCS in collaborazione con l’IEO – Istituto Europeo di Oncologia IRCCS e pubblicato online sulla rivista Europace.

Lo studio ha arruolato diciannove pazienti con cardiopatia strutturale e tachicardie ventricolari ricorrenti, sottoposti a una singola frazione di radioterapia stereotassica con dose di 25 Gy. Il follow-up mediano è stato di circa quattordici mesi. L’endpoint principale era la riduzione degli interventi del defibrillatore impiantabile (ATP e shock), insieme alla valutazione della sicurezza a dodici mesi.

A un anno dal trattamento, la riduzione media delle terapie ICD è risultata pari a circa 81%. Il numero medio mensile di ATP è sceso da 4,5 ± 6,5 a 0,8 ± 2,3, mentre le terapie totali ICD sono passate da 4,8 ± 7,0 a 0,9 ± 2,5. Il beneficio è stato osservato sia nei pazienti con cardiomiopatia ischemica sia in quelli con cardiomiopatia non ischemica.

Sul piano della sicurezza, gli eventi avversi più frequenti sono stati lesioni polmonari lievi e versamento pericardico, ciascuno nel 22,2% dei pazienti; in un solo caso è stato necessario un drenaggio non urgente. Non sono state osservate riduzioni significative della funzione ventricolare. La mortalità a dodici mesi è risultata pari al 33,3%, in linea con la gravità della popolazione arruolata e non attribuita al trattamento.

Un elemento di novità dello studio è la valutazione degli effetti coronarici mediante TC coronarica e analisi del tessuto adiposo perivascolare, che non ha mostrato progressioni significative nel breve termine. Gli autori sottolineano tuttavia che il follow-up resta limitato per escludere effetti tardivi legati all’esposizione radioterapica.

Secondo Corrado Carbucicchio, direttore dell’unità operativa per il trattamento delle aritmie ventricolari del Monzino e principal investigator dello studio, la strategia nasce dall’esperienza internazionale maturata su circa trecento pazienti trattati nel mondo, ancora in larga parte al di fuori di studi controllati, e dalla collaborazione multidisciplinare tra aritmologi, radio-oncologi, specialisti di imaging e fisici sanitari. L’integrazione tra mappe elettroanatomiche e immagini radiologiche consente di identificare con maggiore precisione il target aritmogeno e di ottimizzare la sicurezza del trattamento.

Gli autori evidenziano che la radioablazione stereotassica rappresenta una possibile opzione di salvataggio in pazienti altamente selezionati, per i quali le alternative terapeutiche risultano limitate o non praticabili. Restano necessari studi più ampi, controllati e con follow-up prolungato per definire efficacia a lungo termine, sicurezza tardiva e criteri di selezione ottimali.

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