Una singola seduta di radioterapia stereotassica ha ridotto in modo significativo le recidive di tachicardia ventricolare in pazienti con aritmie refrattarie alle terapie standard e non candidabili ad ablazione transcatetere. È il risultato dello studio clinico prospettico STRA-MI-VT, condotto dal Centro Cardiologico Monzino IRCCS in collaborazione con l’IEO – Istituto Europeo di Oncologia IRCCS e pubblicato online sulla rivista Europace.
Lo studio ha arruolato diciannove pazienti con cardiopatia strutturale e tachicardie ventricolari ricorrenti, sottoposti a una singola frazione di radioterapia stereotassica con dose di 25 Gy. Il follow-up mediano è stato di circa quattordici mesi. L’endpoint principale era la riduzione degli interventi del defibrillatore impiantabile (ATP e shock), insieme alla valutazione della sicurezza a dodici mesi.
A un anno dal trattamento, la riduzione media delle terapie ICD è risultata pari a circa 81%. Il numero medio mensile di ATP è sceso da 4,5 ± 6,5 a 0,8 ± 2,3, mentre le terapie totali ICD sono passate da 4,8 ± 7,0 a 0,9 ± 2,5. Il beneficio è stato osservato sia nei pazienti con cardiomiopatia ischemica sia in quelli con cardiomiopatia non ischemica.
Sul piano della sicurezza, gli eventi avversi più frequenti sono stati lesioni polmonari lievi e versamento pericardico, ciascuno nel 22,2% dei pazienti; in un solo caso è stato necessario un drenaggio non urgente. Non sono state osservate riduzioni significative della funzione ventricolare. La mortalità a dodici mesi è risultata pari al 33,3%, in linea con la gravità della popolazione arruolata e non attribuita al trattamento.
Un elemento di novità dello studio è la valutazione degli effetti coronarici mediante TC coronarica e analisi del tessuto adiposo perivascolare, che non ha mostrato progressioni significative nel breve termine. Gli autori sottolineano tuttavia che il follow-up resta limitato per escludere effetti tardivi legati all’esposizione radioterapica.
Secondo Corrado Carbucicchio, direttore dell’unità operativa per il trattamento delle aritmie ventricolari del Monzino e principal investigator dello studio, la strategia nasce dall’esperienza internazionale maturata su circa trecento pazienti trattati nel mondo, ancora in larga parte al di fuori di studi controllati, e dalla collaborazione multidisciplinare tra aritmologi, radio-oncologi, specialisti di imaging e fisici sanitari. L’integrazione tra mappe elettroanatomiche e immagini radiologiche consente di identificare con maggiore precisione il target aritmogeno e di ottimizzare la sicurezza del trattamento.
Gli autori evidenziano che la radioablazione stereotassica rappresenta una possibile opzione di salvataggio in pazienti altamente selezionati, per i quali le alternative terapeutiche risultano limitate o non praticabili. Restano necessari studi più ampi, controllati e con follow-up prolungato per definire efficacia a lungo termine, sicurezza tardiva e criteri di selezione ottimali.