Nel 2025, l'American Medical Association ha proposto l'istituzione di un registro dedicato al monitoraggio degli eventi avversi associati ai farmaci GLP-1 receptor agonisti, come semaglutide (come Ozempic e Wegovy) e tirzepatide (Mounjaro e Zepbound), divenuti farmaci fondamentali nel trattamento del diabete di tipo 2 e dell'obesità.
La necessità di un sistema di sorveglianza strutturato emerge dall'ampio utilizzo di questi farmaci e dalla continua identificazione di nuovi segnali di sicurezza, alcuni dei quali potenzialmente gravi. Parallelamente, la ricerca ha documentato benefici che vanno ben oltre il controllo metabolico, delineando un profilo farmacologico sempre più complesso.
Uno dei segnali di sicurezza più rilevanti emersi nel 2025 riguarda la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION). L'Agenzia Europea dei Medicinali ha emesso un warning dopo che uno studio del 2024 aveva documentato un rischio quadruplicato di NAION nei pazienti trattati con semaglutide. Dati successivi del 2025 hanno confermato l'associazione, sebbene con rischi inferiori rispetto alle stime iniziali.
Sono inoltre cresciute le preoccupazioni relative al carcinoma tiroideo, che hanno portato all'inserimento di un black box warning. Una recente analisi ha mostrato che gli adulti con diabete di tipo 2 presentavano un rischio di cancro tiroideo superiore dell'85% nel primo anno dopo l'inizio della terapia con GLP-1 agonisti rispetto agli inibitori SGLT2, DPP-4 o alle sulfaniluree. I ricercatori hanno tuttavia ipotizzato che questo dato possa riflettere una maggiore sorveglianza piuttosto che un rischio reale aumentato.
Uno studio osservazionale pubblicato a febbraio ha evidenziato che le donne in gravidanza con diabete di tipo 2 trattate con semaglutide presentavano un rischio aumentato di preeclampsia, sindrome HELLP (emolisi, enzimi epatici elevati e piastrinopenia) ed eclampsia rispetto ai controlli. Tuttavia, queste pazienti mostravano paradossalmente una minor probabilità di parto pretermine.
Un preprint condotto su 16 milioni di pazienti ha riportato che le donne che iniziavano terapia con semaglutide presentavano un rischio doppio di perdita di capelli rispetto a quelle trattate con bupropione-naltrexone. Interessante notare che questo rischio non è stato osservato negli uomini, in linea con le segnalazioni di alopecia emerse dai trial clinici con semaglutide e tirzepatide.
Nel 2025 è emerso il fenomeno dei cosiddetti "Ozempic teeth", una condizione che comprende malattia parodontale, carie dentale e alitosi. Gli specialisti hanno attribuito questi effetti alla xerostomia (secchezza delle fauci) indotta dai GLP-1 agonisti, che può alterare il microbioma orale. Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dal vomito frequente, effetto collaterale noto di questa classe farmacologica, che può danneggiare lo smalto dentale attraverso l'erosione da acido gastrico.
Uno studio su trapianti polmonari ha sollevato preoccupazioni significative mostrando una probabilità 15 volte superiori di rigetto anticorpo-mediato rispetto ai non utilizzatori, e una ricerca del 2025 ha documentato un rischio aumentato del 12% di tosse cronica (durata superiore a 8 settimane) negli adulti trattati con GLP-1 agonisti per diabete di tipo 2, rispetto a quelli che ricevevano altri farmaci antidiabetici di seconda linea. Il segnale persisteva anche dopo l'esclusione dei pazienti con diagnosi pregressa di malattia da reflusso gastroesofageo.
Diversi studi hanno esplorato il potenziale effetto protettivo dei GLP-1 al di fuori della salute metabolica.
Due recenti studi hanno evidenziato una riduzione significativa del rischio di vari tipi di fratture – tra cui fratture vertebrali, sottotrocanteriche, intertrocanteriche, del collo femorale, del radio distale e periprotesiche – dopo anni di trattamento, rispetto ai non trattati, anche dopo fattori confondenti.
I dati relativi al cancro sono particolarmente promettenti. Uno studio ha mostrato che i pazienti con diabete di tipo 2 e obesità trattati con GLP-1 agonisti mostravano un rischio ridotto di sviluppare neoplasie correlate all'obesità rispetto agli utilizzatori di inibitori DPP-4, mentre un ampio studio retrospettivo ha documentato una riduzione del 17% del rischio di cancro nei pazienti esposti a GLP-1 agonisti rispetto ai non utilizzatori. Nello specifico, si osservava una minor incidenza per 12 delle 13 neoplasie riconosciute come correlate all'obesità, oltre che per il carcinoma polmonare.
Risultati incoraggianti emergono anche nell'ambito delle malattie reumatologiche. Un'analisi di cartelle cliniche ha mostrato che i pazienti con fibromialgia trattati con GLP-1 agonisti utilizzavano meno oppioidi e riportavano meno frequentemente dolore, affaticamento e malessere rispetto ai non utilizzatori. In un piccolo studio sull'artrite reumatoide, il 32% dei pazienti trattati con GLP-1 agonisti per l'obesità mostrava un miglioramento della malattia dopo un anno, rispetto al 17% ai non utilizzatori.
Anche sul profilo psichiatrico i recenti studi sono rassicuranti. Dopo le preoccupazioni emerse nel 2024, recenti dati pubblicati nel febbraio 2025 hanno mostrato come gli adulti con diabete trattati con GLP-1 agonisti presentavano un rischio di depressione inferiore del 10% rispetto agli utilizzatori di inibitori DPP-4.
Il profilo degli agonisti del recettore GLP-1 si presenta sempre più articolato, con un bilancio rischio-beneficio che richiede valutazioni individuali. L'implementazione di registri nazionali, come proposto dall'AMA, rappresenterebbe uno strumento fondamentale per la farmacovigilanza, permettendo di identificare tempestivamente segnali di sicurezza e di caratterizzare meglio le popolazioni a rischio.
Parallelamente, l'emergere di benefici in ambiti terapeutici inaspettati, dall'oncologia alla reumatologia, fino alla salute ossea, suggerisce che i meccanismi d'azione dei GLP-1 agonisti vadano oltre la regolazione metabolica. Questi dati aprono prospettive interessanti per trial clinici dedicati.
La comunità medica deve mantenere un approccio equilibrato: da un lato vigilare attentamente sui segnali di sicurezza, implementando strategie di monitoraggio e controllo appropriate; dall'altro, riconoscere il potenziale terapeutico di questi farmaci in contesti che vanno oltre le indicazioni attualmente approvate.
Solo attraverso una sorveglianza sistematica e rigorosa sarà possibile definire con precisione l’utilizzo ottimale di questi farmaci nella pratica clinica, massimizzandone i benefici e minimizzandone i rischi.