I risultati di un nuovo studio pubblicato sulla rivista European Child & Adolescent Psychiatry evidenziano che la partecipazione continuativa ad attività sportive organizzate durante l’infanzia è associata a una riduzione dei comportamenti oppositivo-provocatori nella prima adolescenza, in particolare tra i ragazzi.
Lo studio ha utilizzato i dati del Quebec Longitudinal Study of Child Development, una coorte di popolazione nata nel 1997/1998 e coordinata dall’Institut de la statistique du Québec. L’analisi ha riguardato 1.492 bambini e bambine che avevano praticato sport tra i 6 e i 10 anni.
Il team di ricerca ha applicato modelli di regressione lineare ai minimi quadrati ordinari per stimare le associazioni prospettiche, controllando per sintomi comportamentali precoci e caratteristiche socio-familiari. All’età di 10 e 12 anni, gli stessi partecipanti hanno auto-riferito i propri sintomi di comportamento oppositivo-provocatorio. Non sono emerse associazioni significative per il campione femminile.
“Il comportamento oppositivo-provocatorio è spesso sottovalutato e può coesistere con altri disturbi dello sviluppo. Si manifesta attraverso schemi persistenti di irritabilità, sfida e ostilità nei confronti delle figure autoritarie. È più frequente nei ragazzi e spesso si accompagna ad altri disturbi del neurosviluppo, come l’ADHD e i disturbi specifici dell’apprendimento - spiega Matteo Privitera dell’Università di Pavia tra gli autori dello studio -. Tali comportamenti possono interferire con l’apprendimento, le relazioni sociali e la salute mentale a lungo termine. Il nostro obiettivo era individuare strategie accessibili e basate sulla comunità che favorissero lo sviluppo di condotte adattive nei bambini”.
“I ragazzi che hanno partecipato in modo costante ad attività sportive organizzate hanno riportato significativamente meno sintomi oppositivo-provocatori a entrambe le età, rispetto ai coetanei con partecipazione discontinua o limitata”, aggiunge Privitera. “Lo sport può costituire un contesto naturale di sviluppo per l’acquisizione di capacità di autoregolazione, cooperazione e rispetto delle regole”.
“I risultati supportano l’ipotesi secondo cui le attività extracurricolari strutturate possono promuovere la resilienza comportamentale”, osserva Kianoush Harandian dell’Université de Montréal. “Lo sport fornisce un ambiente supervisionato e socialmente stimolante che può favorire nei ragazzi l’interiorizzazione di norme comportamentali adattive”.
Secondo gli autori, i risultati hanno importanti implicazioni per le politiche pubbliche in ambito educativo e sanitario.
“Promuovere la partecipazione sportiva continuativa durante la l’infanzia può contribuire a ridurre l’incidenza dei disturbi del comportamento dirompente e favorire il benessere a lungo termine. Si tratta di una strategia semplice, scalabile e con ricadute positive per famiglie, scuole e comunità” concludono.