Gli Stati Uniti rivedono il programma vaccinale per l’infanzia. I Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) hanno annunciato una modifica immediata del calendario che riduce il numero di vaccini raccomandati a tutti i bambini, portandoli da 18 a 11. L’obiettivo dichiarato è allineare il modello statunitense a quello di Paesi come la Danimarca, ma la decisione ha acceso un forte dibattito nella comunità scientifica e tra i pediatri. Secondo quanto riportato dai media Usa, resteranno raccomandate universalmente le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia, poliomielite, pertosse, tetano e difterite, Haemophilus influenzae di tipo B, malattia pneumococcica, papillomavirus umano (Hpv) e varicella. Per altri vaccini, invece, la raccomandazione non sarà più generalizzata ma limitata ai gruppi ad alto rischio oppure affidata al cosiddetto “processo decisionale clinico condiviso” tra medico e genitori.
Rientrano tra i vaccini indicati solo per bambini ad alto rischio quelli contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv), l’epatite A e B e due forme di meningite batterica (MenACWY e MenB). I vaccini contro la dengue restano destinati a situazioni particolari, come già avveniva in passato. Nel processo decisionale condiviso confluiscono ora anche le vaccinazioni contro rotavirus, influenza, epatite A e B e malattia meningococcica. Il vaccino anti-Covid era già stato spostato in questa categoria lo scorso anno. Tra le novità più rilevanti figura anche la raccomandazione di una sola dose per il vaccino contro l’Hpv. I Cdc precisano che tutte le vaccinazioni, indipendentemente dalla categoria di raccomandazione, continueranno a essere coperte dall’assicurazione sanitaria. Le rassicurazioni economiche non placano però le preoccupazioni di una parte del mondo medico. L’American Academy of Pediatrics (Aap) ha annunciato che non modificherà le proprie linee guida e molti pediatri e medici di famiglia hanno già fatto sapere che continueranno a fare riferimento alle raccomandazioni Aap, temendo un aumento del rischio di ritorno di malattie prevenibili.
Il contesto politico pesa sulla decisione. Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. sostiene da tempo che i bambini statunitensi ricevano “troppi” vaccini. La revisione del calendario è in linea con una direttiva emanata il mese scorso dal presidente Donald Trump, che chiedeva di ridurre il numero di immunizzazioni raccomandate, avvicinandolo ai modelli europei.ù
Le critiche più dure arrivano dal fronte accademico. “È un giorno molto buio per i bambini, per i loro genitori e per il Paese”, ha dichiarato Jesse Goodman, professore di medicina e malattie infettive alla Georgetown University, parlando di un “siluro” alla politica vaccinale. “Ci saranno più malattie, più infezioni e più ricoveri ospedalieri”. Un ex componente dell’Acip, il comitato che tradizionalmente affianca i Cdc nelle raccomandazioni vaccinali e recentemente rinnovato integralmente, ha inoltre denunciato l’aggiramento del consueto processo basato sul confronto con esperti scientifici e autorità di sanità pubblica.