Clinica
Iperandrogenismo
22/12/2025

Perché un alto livello di testosterone rappresenta una minaccia silenziosa per il cuore delle donne

L’iperandrogenismo emerge come determinante indipendente di ridotta capacità cardiorespiratoria e aumentato rischio cardiovascolare nelle donne, suggerendo nuovi approcci clinici e riabilitativi mirati

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Un recente studio ha analizzato la relazione tra iperandrogenismo, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), fitness fisica e rischio cardiovascolare, contribuendo a ridefinire l’approccio clinico a una delle condizioni endocrine più comuni nelle donne in età fertile.

La PCOS è storicamente associata a un aumento del rischio cardiovascolare, in particolare attraverso fattori quali obesità, insulino-resistenza e dislipidemia. Tuttavia, la sindrome rappresenta un’entità clinicamente eterogenea: non tutte le donne con PCOS presentano iperandrogenismo (HA) e, viceversa, livelli elevati di androgeni possono essere riscontrati anche in assenza di una diagnosi formale di PCOS. Donne con iperandrogenismo possono apparire fisicamente forti o attive, ma presentare un rischio cardiovascolare “silente” che non viene intercettato da una valutazione superficiale. Comprendere il ruolo specifico degli androgeni nella determinazione del rischio cardiovascolare è quindi cruciale per una corretta stratificazione del rischio e per interventi preventivi mirati.

Lo studio, pubblicato sull’European Journal of Endocrinology e condotto nell’ambito della Northern Finland Birth Cohort, ha incluso 5.889 donne, valutate con valutazione dei profili ormonali, delle abitudini di vita e delle performance fisiche dai 31 ai 46 anni di età. L’obiettivo principale era chiarire l’impatto dell’iperandrogenismo e della PCOS sulla forza muscolare e sulla fitness cardiorespiratoria, due dimensioni spesso considerate indicatori di salute globale.

I risultati hanno evidenziato un apparente paradosso: le donne con livelli più elevati di androgeni, in particolare di testosterone, mostravano una maggiore forza muscolare, misurata tramite handgrip strength, ma presentavano al contempo una ridotta funzione cardiorespiratoria. Questa compromissione si traduceva in una minore capacità di sostenere attività fisica prolungata, indicando una discrepanza tra forza “visibile” e reale fitness aerobica.

Un aspetto chiave emerso dall’analisi è che la diagnosi di PCOS, di per sé, non spiegava le differenze osservate nella fitness fisica. Al contrario, erano i livelli di androgeni a rappresentare il fattore determinante: l’iperandrogenismo si è confermato come elemento indipendente per una ridotta fitness cardiorespiratoria e, di conseguenza, a un aumento del rischio cardiovascolare a lungo termine.

In particolare, l’Indice Free Androgen Index, indicatore della quota biologicamente attiva di testosterone, si è dimostrato fortemente predittivo delle prestazioni nei test di resistenza. Le donne appartenenti al quartile più elevato dell’indice mostravano una probabilità significativamente maggiore di non completare un test standardizzato di step-test per esaurimento. Questo dato assume particolare rilevanza clinica, considerando che una bassa fitness cardiorespiratoria è un predittore di mortalità globale e cardiovascolare più potente rispetto a fattori di rischio tradizionali come fumo, ipertensione o diabete di tipo 2.

Secondo gli autori, è plausibile che anche altri androgeni, così come ormoni quali estrogeni, insulina e cortisolo, contribuiscano a modulare il rischio cardiovascolare. Ulteriori studi saranno quindi necessari per delineare in modo più completo le interazioni ormonali coinvolte.

Questo studio rafforza l’idea che l’iperandrogenismo, più che la diagnosi di PCOS in sé, rappresenti un determinante chiave del rischio cardiovascolare nelle donne. Le attuali raccomandazioni per PCOS e iperandrogenismo si concentrano prevalentemente sul controllo del peso corporeo; tuttavia, le nuove evidenze suggeriscono la necessità di un cambio di paradigma. In particolare, l’attenzione dovrebbe spostarsi sul miglioramento della fitness cardiorespiratoria e della resistenza aerobica, piuttosto che limitarsi a generici consigli sull’attività fisica. Interventi mirati, come cammino veloce, ciclismo o nuoto, finalizzati a potenziare la capacità aerobica, dovrebbero essere integrati nelle strategie di prevenzione.

Bibliografia

https://academic.oup.com/ejendo/article/192/5/519/8114725 

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