L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un deterioramento della micro-architettura del tessuto osseo, condizioni che determinano un aumento della fragilità scheletrica e del rischio di fratture. Sorprende quindi che, allo stato attuale, la United States Preventive Services Task Force non raccomandi lo screening sistematico dell’osteoporosi negli uomini.
Un recente lavoro, elaborato da un panel multidisciplinare del Department of Veterans Affairs (VA), ha affrontato il tema dell’efficacia e dell’opportunità di uno screening mirato per l’osteoporosi negli uomini, con particolare attenzione agli anziani, una popolazione in cui l’incidenza delle fratture sembra in costante aumento (1).
Storicamente, la prevenzione e lo screening dell’osteoporosi si sono concentrati quasi esclusivamente sulle donne, mentre l’impatto della malattia nel sesso maschile è stato largamente sottovalutato. Tuttavia, una su tre o quattro fratture dell’anca si verifica negli uomini, che presentano una mortalità post-frattura superiore rispetto alle donne. La sotto-diagnosi e il sotto-trattamento dell’osteoporosi maschile sono fenomeni ben documentati e contribuiscono a un carico di malattia evitabile.
Questo studio, pubblicato su Osteoporos Int, ha svolto una revisione della letteratura, frutto di un processo condiviso che ha coinvolto venti clinici- endocrinologi, reumatologi, geriatri, neurologi e ricercatori di servizi sanitari - attraverso discussioni virtuali e scambi di e-mail portando a una posizione consensuale.
I risultati mostrano come gli uomini siano sottoposti a screening e trattamenti in misura significativamente inferiore rispetto alle donne. In particolare, uno studio (2) condotto su più di tredicimila adulti ha evidenziato come solo una minima parte degli uomini anziani aveva eseguito una densitometria ossea rispetto alla larga maggioranza delle donne. Anche tra gli uomini ad alto rischio, inclusi quelli con una pregressa frattura, l’utilizzo della densitometria ossea (DXA) rimane molto basso. Differenze analoghe emergono nell’accesso ai trattamenti: gli uomini ricevono meno frequentemente calcio, vitamina D e bisfosfonati. A conferma della criticità del problema, un altro studio recente (3) ha evidenziato un aumento dell’incidenza delle fratture dell’anca nei veterani maschi, tra i quali solo una piccola percentuale aveva eseguito una DXA prima dell’evento.
La mortalità associata alle fratture dell’anca delinea un ulteriore elemento di preoccupazione. Dopo i 75 anni l’incidenza delle fratture negli uomini raggiunge quella delle donne, ma il tasso di mortalità post-frattura risulta significativamente più elevato nel sesso maschile. Le ragioni di questa differenza non sono completamente chiarite, ma si ipotizza un ruolo rilevante delle infezioni post-frattura.
L’analisi del panel VA mette in luce come uno screening mirato, basato su criteri clinici e strumenti di valutazione del rischio, possa ridurre in modo significativo l’incidenza delle fratture in specifici gruppi di uomini ad alto rischio, quali: a) coloro sottoposti a terapia cronica con glucocorticoidi, b) quelli in trattamento di deprivazione androgenica, c) gli uomini over 80, d) coloro con un rischio elevato secondo il FRAX, anche in assenza di una DXA. Nei veterani (> 65 anni), anche l’applicazione di criteri di selezione più ampi, comprensivi di fratture pregresse, ipogonadismo, evidenze radiologiche di alterazioni ossee, uso prolungato di farmaci antiepilettici, condizioni di malassorbimento o comportamenti a rischio come abuso di alcol e tabagismo, si è dimostrata utile per identificare con maggiore precisione chi potesse beneficiare dello screening.
Inoltre, no studio osservazionale real-world del 2024 (4) ha confrontato la riduzione del rischio di frattura dell’anca associata al trattamento farmacologico dell’osteoporosi tra uomini e donne ≥ 65 anni con T-score ≤ -2.5. Su quasi 3000 pazienti, il trattamento (prevalentemente con alendronato) ha ridotto il rischio di frattura dell’anca in modo simile nei due sessi (OR 0.26 per le donne vs 0.21 per gli uomini). Lo studio ha mostrato una riduzione del rischio del tutto simile nei due sessi, suggerendo che la risposta terapeutica maschile sia sovrapponibile a quella femminile.
La sotto-diagnosi e il sotto-trattamento dell’osteoporosi maschile continuano a rappresentare un problema rilevante, responsabile di un carico di malattia in gran parte prevenibile. Il quadro complessivo evidenzia come l’assenza di indicazioni chiare e coerenti nelle diverse linee guida abbia contribuito alla scarsa diffusione dello screening e del trattamento dell’osteoporosi negli uomini. Le evidenze disponibili, comprese le analisi osservazionali più recenti, confermano l’efficacia dei trattamenti nel ridurre il rischio di frattura anche negli uomini. Alla luce di questi risultati, il panel di esperti raccomanda un aggiornamento delle linee guida affinché lo screening dell’osteoporosi negli uomini ad alto rischio venga formalmente incorporato nelle raccomandazioni delle principali organizzazioni sanitarie. Un approccio proattivo, basato su un’identificazione precoce, uno screening mirato e un trattamento tempestivo, è essenziale per migliorare la gestione dell’osteoporosi maschile e ridurne l’impatto clinico ed economico.
BIBLIOGRAFIA
1. Narla RR, Adler RA. Rationale for osteoporosis screening in men. Osteoporos Int 2025, 36: 163-6.
2. Narla RR, Hirano LA, Lo SHY, et al Suboptimal osteoporosis evaluation and treatment in older men with and without additional high-risk factors for fractures. J Investig Med 2019, 67: 743-9.
3. Khan AN, Jones RB Jr, Khan N, et al. Trends in hip fracture rates in US male veterans. Osteoporos Int 2024, 35: 2137-44.
4. Keaveny TM, Adams AL, Orwoll ES, et al. Osteoporosis treatment prevents hip fracture similarly in both sexes: the FOCUS observational study. J Bone Miner Res 2024, 39: 1424-33.