Professione medica
Oncologia
04/11/2025

Screening oncologici e persone transgender, il report 2025 evidenzia le criticità e propone soluzioni per l’accesso equo

Nella fascia di popolazione trans-gender il tasso di aderenza ai test di screening per alcune patologie oncologiche della sfera genitale risulta inferiore rispetto a quello della popolazione generale

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Nel luglio 2025 si è tenuto in Senato un dibattito tra Istituzioni, Società Scientifiche e Associazioni di Pazienti sulle strategie per superare le barriere strutturali nella Sanità Italiana. In tale occasione è stato presentato il 2nd Patient Access Journey Report 2025, a cui anche AME ha dato il proprio contributo, relativo a una questione attuale e rilevante: gli screening oncologici nelle persone trans-gender. Il testo parte dalle criticità e offre spunti di riflessione con possibili soluzioni concrete.

Nella fascia di popolazione trans-gender il tasso di aderenza ai test di screening per alcune patologie oncologiche della sfera genitale risulta inferiore rispetto a quello della popolazione generale. Le campagne di screening sono formulate sulla base di un reclutamento che procede in base al genere riconosciuto dal sistema anagrafico. In base a questo meccanismo, le persone che ottengono una rettifica anagrafica in seguito a un percorso di affermazione di genere, smettono di ricevere l’invito alla campagna di screening per i tumori della sfera genitale del sesso d’origine, pur conservando, in molti casi, gli organi genitali presenti dalla nascita, e quindi il rischio oncologico ad essi associato. In mancanza di percorsi definiti, risulta difficile per i professionisti sanitari includere attivamente nella campagna di screening questa tipologia di utenti, che si trovano dunque a dover coprire in autonomia i costi dei ticket. I setting assistenziali in cui si esplicano tali servizi sono inoltre configurati per un tipo di popolazione cis-gender: raramente le risorse informatiche sono realizzate con riferimenti a identità “altre” da quella cis-gender e i sanitari ricevono una formazione specifica scarsa o nulla sulle modalità assistenziali e comunicative più rispettose nei confronti delle persone LGBTQ+.

Senso di esclusione, abbandono, invisibilità e marginalizzazione da parte delle persone trans-gender, possono implicare una diminuzione del senso di fiducia nei confronti di un sistema sanitario poco accogliente. La paura della discriminazione nei contesti clinici contribuisce inoltre ad aumentare il minority stress e le conseguenze emotivo-psicologiche, come la depressione.

L’esclusione dalla campagna di screening implica la perdita di una fascia di popolazione che non è più raggiungibile dall’informazione a cui avrebbe diritto, e potrebbe non essere consapevole della necessità dei controlli. Anche qualora le persone escluse dallo screening decidano di sottoporvisi, devono farlo al di fuori del SSN, e devono provvedere in autonomia a farsi carico della prevenzione. Il minority stress può generare meccanismi di evitamento, riducendo ulteriormente l’accesso ai servizi sanitari. Ne deriva un’aumentata possibilità di diagnosi tardiva, con impatto sulla storia della persona e collettivo sulla spesa del SSN.

Per garantire la copertura dello screening cervicale e prostatico si potrebbe introdurre la possibilità di di includere i codici fiscali maschili nel programma di screening cervicale e di quelli femminili nel programma di screening prostatico. Si potrebbe istituire inoltre una procedura dedicata che mantenga l’identità rilevata su carta, ma consenta l’iscrizione nel sistema aggiungendo una casella che è possibile barrare nel caso di percorso di affermazione di genere.

Formazione dei professionisti sanitari coinvolti negli screening (MMG, ginecologi, personale consultoriale) sui temi dell’identità di genere, del percorso di affermazione, delle indicazioni agli screening e nella comunicazione inclusiva sono essenziali, così come sostituire i riferimenti a una sessualità e identità cis-normata con riferimenti più ampi (esempio: da “donne” a “persone con cervice”); migliorare l’inclusività del linguaggio sulla documentazione e migliorare la privacy in sala d’attesa. Infine, bisogna fornire linee guida operative per il reclutamento manuale e la segnalazione clinica al laboratorio.

La creazione di percorsi ad hoc renderebbe più agile l’inserimento delle persone trans nelle campagne di screening oncologiche, riducendo i casi di mancata aderenza e follow-up, quindi aumentando i casi di diagnosi precoce dei tumori. Il SSN dovrebbe farsi carico delle spese dei test e dei ticket, come da diritto delle persone (anche dopo rettifica anagrafica), che altrimenti ricadrebbero sulla persona e sul SSN stesso, con ritardo nella diagnosi dei tumori. La ridefinizione dei setting assistenziali e delle risorse informative, basati su principi di non discriminazione e inclusività, aumenterebbe il senso di accoglienza percepito dalle persone trans-gender, riducendo il minority stress. Le persone di identità di genere non conforme sarebbero invogliate e facilitate nell’accesso ai setting di prevenzione e cura, con risvolti sulla salute personale e collettiva.

BIBLIOGRAFIA: 2nd Patient Access Journey Report 2025 by health care monitor. Urbes Editore.
https://issuu.com/raffaelecreativagroupcom/docs/patient_access_monitor_7-2025?fr=sNzYxMDgzNDY4MDE

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