Un recente studio osservazionale ha analizzato i potenziali rischi teratogeni associati alla somministrazione di antibiotici usati per trattare le infezioni delle vie urinarie nel primo trimestre di gravidanza. La ricerca, condotta su un ampio campione di oltre 71.000 gravidanze con esiti neonatali vivi, ha evidenziato un incremento del rischio di malformazioni congenite nei nati esposti a trimetoprim-sulfametossazolo, a fronte di un profilo di sicurezza più favorevole per nitrofurantoina e antibiotici β-lattamici.
Le linee guida cliniche raccomandano lo screening e il trattamento della batteriuria nella fase precoce della gestazione, in considerazione delle gravi complicanze materno-fetali associate alle infezioni urinarie (IVU). Tuttavia, l’effetto di specifiche classi antibiotiche sullo sviluppo embrionale rimane un ambito di studio in evoluzione, con dati precedenti caratterizzati da limitata consistenza e precisione.
Lo studio, condotto da un team di ricerca con prima autrice Sarah S. Osmundson, del Vanderbilt University Medical Center di Nashville, ha utilizzato il database Merative MarketScan Commercial, includendo gravidanze tra il 2006 e il 2022 in donne tra i 15 e i 49 anni, trattate per IVU nel primo trimestre e con bambini nati vivi. L’esposizione è stata categorizzata in base all’antibiotico prescritto, distinguendo tra nitrofurantoina, trimetoprim-sulfametossazolo (TMP-SMX), fluorochinoloni (ciprofloxacina, levofloxacina, ofloxacina) e β-lattamici.
Il momento della prescrizione variava tra le classi: la mediana dell’età gestazionale era di 63 giorni per i β-lattamici (IQR: 48–77), 62 giorni per nitrofurantoina (IQR: 45–77), 26 giorni per TMP-SMX (IQR: 13–59) e 18 giorni per i fluorochinoloni (IQR: 9–27).
Le malformazioni congenite sono state identificate tramite algoritmi validati basati su codici diagnostici, con monitoraggio fino a 365 giorni dopo la nascita. I modelli statistici impiegati erano regressioni log-binomiale con ponderazione per punteggio di propensione, utilizzati per stimare i rapporti di rischio (RR) e le differenze assolute di rischio.
Nel campione analizzato, 42.402 gravidanze (59,2%) sono state esposte a nitrofurantoina, 22.045 (30,8%) a β-lattamici, 3.663 (5,1%) a fluorochinoloni e 3.494 (4,9%) a TMP-SMX. Il rischio assoluto di una malformazione congenita è stato pari a 19,8 per 1.000 nati vivi per i β-lattamici (IC 95%: 18,0–21,8), 21,2 per nitrofurantoina (IC 95%: 19,9–22,7), 23,5 per i fluorochinoloni (IC 95%: 18,8–28,9) e 26,9 per TMP-SMX (IC 95%: 21,8–32,8).
Dopo aggiustamento per i principali fattori confondenti, TMP-SMX è risultato associato a un incremento significativo del rischio di qualsiasi malformazione rispetto ai β-lattamici (RR: 1,35; IC 95%: 1,04–1,75). Per nitrofurantoina (RR: 1,12; IC 95%: 1,00–1,26) e fluorochinoloni (RR: 1,18; IC 95%: 0,87–1,60), il rischio è apparso sovrapponibile.
Nel dettaglio, TMP-SMX ha mostrato un’associazione con malformazioni cardiache severe (RR: 2,09; IC 95%: 1,09–3,99), altre malformazioni cardiache (RR: 1,52; IC 95%: 1,02–2,25) e labbro leporino con o senza palatoschisi (RR: 3,23; IC 95%: 1,44–7,22). Tuttavia, per queste specifiche tipologie, le stime di differenza di rischio includevano il valore nullo. Per altri tipi di malformazione non sono emerse differenze significative tra le classi, pur in presenza di stime imprecise in alcuni casi.
In conclusione, scrivono gli autori, «in questo studio di coorte sull'esposizione agli antibiotici nel primo trimestre, il rischio di qualsiasi malformazione, grave malformazione cardiaca, altre malformazioni cardiache e labiopalatoschisi era più elevato per i neonati esposti a TMP-SMX rispetto agli antibiotici β-lattamici. Non è stato osservato alcun rischio elevato per la nitrofurantoina».
Arturo Zenorini
JAMA Netw Open. 2025;8(7):e2519544. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2025.19544.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40632535/