Uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano ha sviluppato un peptide sintetico che interrompe la comunicazione molecolare nei neuroni coinvolti nella trasmissione del dolore neuropatico, aprendo la strada a possibili approcci terapeutici alternativi agli oppioidi. La ricerca è stata pubblicata su The Journal of Physiology.
Lo studio è stato coordinato da Andrea Saponaro, ricercatore del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università Statale di Milano, con la collaborazione del gruppo di ricerca guidato da Anna Moroni, docente di Fisiologia della Statale, e con il contributo dell’Università della Florida.
La ricerca si è concentrata sul dolore neuropatico, condizione cronica legata a lesioni o alterazioni del sistema nervoso centrale o periferico. Secondo quanto riportato nel comunicato, i ricercatori hanno individuato un bersaglio molecolare specifico rappresentato dal cAMP (adenosina monofosfato ciclico), molecola coinvolta nella regolazione dell’attività dei neuroni del dolore e direttamente correlata ai canali HCN2 presenti in queste cellule nervose.
Il cAMP, spiegano i ricercatori, aumenta l’attivazione dei neuroni rendendoli più suscettibili e favorendo la trasmissione e la persistenza dei segnali dolorosi. Il legame tra cAMP e HCN2 rappresenterebbe quindi uno dei meccanismi coinvolti nel dolore neuropatico.
Per bloccare selettivamente questa interazione, il gruppo di ricerca ha sviluppato un peptide sintetico capace di ridurre l’iperattività neuronale e il potenziamento del dolore, suggerendo la possibilità di sviluppare approcci farmacologici mirati ai meccanismi biologici alla base del dolore cronico.
“Uno degli aspetti più rilevanti di questa ricerca è la possibilità di intervenire sul dolore neuropatico agendo in modo mirato sui meccanismi che lo generano, senza ricorrere agli oppioidi”, afferma Andrea Saponaro nel comunicato diffuso dall’Ateneo. “Oggi queste terapie rappresentano una risposta diffusa ma problematica, per via degli effetti collaterali e del rischio di dipendenza: il nostro approccio apre quindi la strada a una nuova generazione di trattamenti, capaci di affrontare il dolore cronico in modo più sostenibile, agendo sulle cause biologiche e non solo sui sintomi”.
La ricerca è stata sostenuta da Fondazione Cariplo e Fondazione Telethon.