Il 46% delle nuove prescrizioni indicate dopo un ricovero per scompenso cardiaco non viene dispensato entro sette giorni dalla dimissione. A sei mesi, solo il 42% dei pazienti mantiene un’aderenza adeguata a tutte le terapie raccomandate. È quanto emerge da uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine e condotto su 6.111 pazienti dimessi da un sistema sanitario regionale statunitense.
I ricercatori hanno analizzato 4.873 nuove prescrizioni relative a beta-bloccanti, inibitori del sistema renina-angiotensina, antagonisti dei mineralcorticoidi e inibitori di SGLT2.
Entro sette giorni dalla dimissione sono state dispensate 2.626 prescrizioni, pari al 54% del totale. Le restanti 2.247, corrispondenti al 46%, non risultavano ritirate nello stesso periodo.
Tra le prescrizioni non dispensate nella prima settimana, 954 sono state ritirate tra il settimo e il novantesimo giorno. Il dato corrisponde al 19,6% del totale delle nuove prescrizioni considerate nello studio.
Le difficoltà sono proseguite anche dopo l’avvio del trattamento. A un mese dalla dimissione, il 22% delle nuove terapie risultava interrotto.
A sei mesi sono stati valutati 5.183 pazienti. Il 42% ritirava con regolarità tutti i medicinali prescritti per lo scompenso cardiaco. Il 51% non aveva abbandonato nessuna delle terapie, ma non sempre le assumeva con continuità.
Lo studio distingue quindi tra il mancato avvio delle nuove prescrizioni, il loro ritiro tardivo e la continuità del trattamento nei mesi successivi alla dimissione.
Gli autori evidenziano che la prescrizione delle terapie raccomandate alla dimissione non garantisce da sola l’inizio e il mantenimento del trattamento.
Lo studio è osservazionale ed è stato condotto all’interno di un solo sistema sanitario regionale degli Stati Uniti.