In un’analisi pubblicata su Nature Medicine, un gruppo di ricercatori ha lanciato l’allarme sui crescenti impatti sanitari legati all’esposizione ai contaminanti sintetici presenti negli alimenti, con particolare attenzione ai cosiddetti food contact chemicals (FCCs), ovvero sostanze chimiche che migrano negli alimenti da materiali di confezionamento e processi di lavorazione.
L’articolo si concentra sulle sostanze chimiche a contatto con gli alimenti provenienti dagli imballaggi e dai processi di lavorazione alimentare e sulla loro crescente presenza negli alimenti ultra-processati. Considerando un’ampia gamma di studi scientifici e iniziative regolatorie, l’articolo fornisce una visione d’insieme del problema, delinea le necessità per la ricerca futura e propone soluzioni già esistenti e approcci innovativi per favorire una transizione sostenibile verso un sistema alimentare più sicuro.
I vari FCCs e il consumo (eccessivo) di alimenti ultra-processati (UPFs) rappresentano una fonte trascurata di problemi di salute pubblica, nonostante i collegamenti con diverse malattie non trasmissibili come tumori, malattie cardiovascolari, disturbi metabolici, patologie legate al cervello e al sistema immunitario, e disturbi riproduttivi. L’aumento globale del consumo di UPFs – spesso confezionati in materiali sintetici e soggetti a processi intensivi – aggrava ulteriormente il rischio.
Secondo gli autori, l'esposizione continua a FCCs e il consumo eccessivo di alimenti ultra-processati (UPFs) rappresentano un contributo rilevante ma trascurato allo sviluppo di patologie croniche non trasmissibili, tra cui tumori, disturbi cardiovascolari, metabolici, neurologici, immunitari e riproduttivi.
I percorsi principali di contaminazione da FCCs includono il trasporto, la lavorazione, il confezionamento e la preparazione degli alimenti. Sostanze note per la loro tossicità, come bisfenoli, ftalati e PFAS, sono tra le più frequentemente riscontrate.
Per medici e operatori sanitari è essenziale considerare anche l’origine ambientale e industriale dei rischi nutrizionali. Una maggiore consapevolezza sul legame tra esposizione a sostanze chimiche e incidenza di malattie non trasmissibili può favorire strategie di prevenzione più efficaci e interdisciplinari.
Secondo gli esperti, è urgente rivedere le leggi che regolano l’uso di queste sostanze, promuovere imballaggi più sicuri e informare le persone sull'importanza di una dieta più naturale e meno industrializzata. Tutti gli imballaggi alimentari, le attrezzature di lavorazione e gli altri materiali a contatto con gli alimenti devono essere adeguatamente testati per verificarne la sicurezza in relazione alla migrazione di sostanze chimiche e microplastiche, utilizzando metodi di test moderni. È inoltre necessario sviluppare nuovi approcci per testare la migrazione delle microplastiche
Come afferma Jane Muncke, autrice principale dello studio: “Molti dei rischi sono ancora poco conosciuti. Serve un nuovo approccio alla sicurezza alimentare che protegga sia la nostra salute che quella del pianeta.”
Matteo Vian