Un recente studio, pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, ha analizzato la relazione tra l’attività fisica registrata prima della diagnosi di cancro e i tassi di progressione e mortalità nei pazienti con tumori allo stadio 1. I risultati evidenziano che un maggiore livello di attività fisica è associato a un rischio ridotto di avanzamento della malattia e di mortalità generale.
In particolare, lo studio ha dimostrato che qualsiasi livello di attività fisica registrata prima della diagnosi di cancro allo stadio 1 è associato a un rischio inferiore di progressione della malattia e di mortalità. Inoltre, il rischio si riduce ulteriormente per le persone che praticano un’attività fisica moderata o intensa rispetto a chi svolge poca o nessuna attività.
La ricerca, svolta in Sudafrica, ha coinvolto 28.248 persone a cui sono stati registrati i livelli di attività fisica nell’arco di 12 mesi attraverso dispositivi di monitoraggio da remoto, registri di sessioni in palestra e partecipazione a eventi sportivi organizzati.
I livelli di attività fisica sono stati classificati in tre categorie:
- Nessuna attività fisica
- Bassa (meno di 60 minuti a settimana)
- Moderata o alta (60 minuti o più a settimana)
L’analisi ha studiato come il tempo d’attività fisica influiva sul tempo alla progressione del tumore, il tempo al decesso e la mortalità per tutte le cause.
I partecipanti fisicamente attivi hanno mostrato tassi inferiori di progressione del cancro e mortalità rispetto a coloro che non svolgevano attività fisica.
Nel dettaglio, il rischio di progressione o decesso è stato inferiore del 16% nei soggetti con bassa attività fisica rispetto ai sedentari. Il rischio si è ulteriormente ridotto del 27% nei partecipanti con attività moderata o alta.
Per la mortalità generale, il rischio è stato ridotto del 33% nei partecipanti con bassa attività fisica e del 47% in quelli con livelli più alti.
Questi risultati sottolineano l’importanza dell’esercizio fisico come fattore protettivo nella gestione del cancro, suggerendo che promuovere uno stile di vita attivo potrebbe avere benefici significativi non solo come fattore preventivo, ma anche per migliorare gli esiti delle cure, rallentando la progressione della malattia e migliorando la sopravvivenza generale.