Professione medica
Medici
26/10/2023

Carenza pediatri, Staiano (Sip): sistema a rischio per la fuga degli specialisti

L'allarme di Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria, nel suo discorso inaugurale del 78esimo congresso Sip sulla carenza di pediatri

pediatra

"Sono 180mila i professionisti sanitari che, secondo i dati Ocse, tra il 2000 e il 2022 hanno scelto di lasciare l'Italia per lavorare all'estero. Un impatto pesante, se a questi si somma la fuga degli specialisti e dei medici in formazione dai servizi di emergenza-urgenza. Questa situazione incide negativamente anche sull'assistenza pediatrica". A lanciare l'allarme la presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Annamaria Staiano, nel suo discorso inaugurale del 78esimo congresso Sip, in corso a Torino. "La carenza di specialisti è la spina nel fianco della pediatria italiana, che sta minando le basi di un sistema assistenziale considerato sinora tra i migliori al mondo", afferma Staiano.

"Se guardiamo ai numeri assoluti dei pediatri del territorio e li compariamo al resto d'Europa - sottolinea - non siamo affatto messi male. Il vero problema è il travaso dei pediatri dall'ospedale verso il territorio in aggiunta, in linea con quanto accade in altre specialità, alla fuga verso l'estero, attratti da migliori condizioni. Assistiamo quotidianamente a questa emorragia che riguarda anche professionalità di elevatissimo profilo, che lasciano l'ospedale a causa di turni massacranti, continue aggressioni oltre che scarsa gratificazione economica, se consideriamo che gli stipendi del personale sanitario in Italia sono di gran lunga inferiori a quelli dei colleghi europei", puntualizza Staiano, sottolineando che all'ultimo concorso per le borse di specializzazione per l'emergenza-urgenza ne sono state assegnate solo il 31%.

"Un'ulteriore flessione rispetto allo scorso anno, che certifica ufficialmente l'estinzione della figura dello specialista in medicina d'emergenza con l'avanzata della figura del medico gettonista, che corrisponde irrimediabilmente a una diminuzione della qualità erogata in un ambito delicato come quello dei Pronto soccorso, oltre che a costi esorbitanti per i contribuenti", commenta la presidente Sip, ricordando che secondo i dati Ocse degli ultimi tre anni disponibili -2019, 2020 e 2021 - sono andati all'estero 15.109 infermieri e 21.397 medici. "Una 'fuga' di quasi 40mila laureati dalle università italiane che, oltre ad aggravare pesantemente le carenze di personale, ha costi elevati e nessun ritorno. Negli ultimi anni circa 3,5-3,6 miliardi sono stati 'investiti' nella formazione di medici e infermieri che sono ormai patrimonio di altre nazioni".

Per quanto riguarda la pediatria nello specifico "in questa situazione occorre favorire l'integrazione e la continuità dei percorsi di cura tra ospedale e territorio per garantire continuità assistenziale, rispondere meglio all'emergenza-urgenza pediatrica e alle patologie croniche, evitando la congestione inappropriata dei pronto soccorso e migliorando la risposta territoriale alle esigenze dei bambini e delle loro famiglie. Tuttavia, questa possibile risposta da sola non basta. Serve una riforma complessiva che metta al centro il bambino e l'adolescente".

Sono 6 le proposte che la Società italiana di pediatria ha presentato al tavolo tecnico ministeriale per aggiornare il Dm 70 (regolamento assistenza ospedaliera) e Dm 71 (regolamento assistenza territoriale): estensione dell'età pediatrica sino a 18 anni e riconoscimento della specificità dell'area Pediatrica; razionalizzazione delle piccole strutture ospedaliere di pediatria e dei punti nascita; rimodulazione delle terapie intensive pediatriche; organizzazione della rete delle malattie rare; regolamentazione dei ricoveri chirurgici in età pediatrica limitando i ricoveri di pazienti pediatrici in reparti per adulti; rendere omogenea l'area pediatrica.

"Il punto essenziale - spiega la presidente Sip - è affermare con forza l'importanza di riconoscere una volta e per tutte l'area omogenea pediatrica. Chiediamo un'area che includa a tutti i livelli i soggetti che vanno da 0 a 18 anni, dalla neonatologia fino all'età adolescenziale; che includa il territorio, l'ospedale e le subspecialità; che riesca ad interfacciarsi costantemente con la chirurgia pediatrica e la neuropsichiatria infantile. Riconoscere l'area omogenea pediatrica è essenziale per garantire la specificità delle cure pediatriche, ossia il diritto dei bambini e dei pediatri a essere curati dai loro medici e in strutture a loro dedicate".


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